Isabelle

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- in AL CINEMA, FILM, INTERESSANTE
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Una donna, protettiva rispetto al figlio ormai grande, deve far fronte alle conseguenze di un incidente causato da lui

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Isabelle è un’astronoma francese che viva da anni in Italia in una grande casa immersa tra i vigneti sulle colline nei pressi di Trieste. Un posto bellissimo, tra la campagna e il mare, ma quella che doveva essere un’estate di serenità è svanita a seguito di un incidente. Divorziata, Isabelle è molto protettiva rispetto al figlio Jérôme (che a sua volta aspetta un bambino dalla compagna), che ha commesso una tragica imprudenza in auto. La madre lo copre, lo protegge, fa di tutto perché lui non paghi le conseguenze di quel che ha fatto. Ma l’incontro con Davide, un ragazzo che ha a che fare con quella vicenda, cambia le carte in tavola.

Terzo film diretto da Mirko Locatelli, regista che guarda al cinema francese (tendenza nouvelle vague e suoi epigoni contemporanei), Isabelle può contare su una coproduzione italofrancese: per la parte italiana lo stesso regista con la sua casa Strani Film, mentre quella francese è rappresentata dal grande regista francese – qui appunto produttore – Robert Guédiguian. Soprattutto poggia tanto, tantissimo, sulla protagonista Ariane Ascaride, musa e moglie proprio di Guédiguian (dei cui film è quasi sempre protagonista): attrice straordinaria, dotata di grande sensibilità, Ascaride recita in italiano e regge in gran parte il film. La storia è abbastanza esile: sentiamo parlare di un incidente mortale avvenuto in precedenza, man mano scopriamo cos’è successo, vediamo gli scontri tra una madre protettiva e che ama quel figlio immaturo ma sembra fidarsi poco di lui (e non ha tutti i torti…) e questi insofferente per gli atteggiamenti materni ma al tempo stesso incapace di privarsi di tale aiuto. L’ingresso di Davide, ragazzo che era rimasto ferito in quel tragico incidente e che la donna inizia a frequentare di nascosto  da Jérôme (senza svelargli i motivi del suo interesse, che inizialmente è coprire il figlio), fa scivolare Isabella in un gorgo di segreti e mosse azzardate, forse anche di desideri inconfessabili, camminando sul filo del rasoio. Inevitabilmente farà errori di cui si pentirà amaramente.

Un film, premiato al festival di Montreal per la miglior sceneggiatura, che gioca tutto sulle sospensioni e i silenzi, sulle atmosfere e sugli stati d’animo, nonché su interpretazioni e paesaggi. Per singoli frammenti il film intriga, ci fa avvicinare ai personaggi, ma poi rimane esso stesso in sospeso, lasciando un senso di incompiuto, di bozzettismo. Peccato, perché Locatelli ha qualità registiche evidenti, ma nei suoi primi tre film si è confinato in un cinema “piccolo”, per pochi, in cui succede poco e non si palpita nemmeno per i personaggi (c’è poca empatia per loro). Rimane la prova di Ariane Ascaride: chi la ammira, comunque, apprezzerà.

Antonio Autieri