Io sono l'amore

Io sono l'amore

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La ricca moglie di un magnate dell'industria si innamora di un amico del figlio, buttando all'aria convenzioni ed equilibri familiari.

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Probabilmente attratto dall’eleganza di Villa Necchi Campiglio, dimora patrizia in stile razionalistico nel centro di Milano, il regista Luca Guadagnino ambienta tra le mura della lussuosa dimora una vicenda interamente dedicata a una immaginaria famiglia dell’alta borghesia industriale, i Recchi. Fulcro della storia è l’algida figura di Tilda Swinton nel ruolo Emma, moglie russa del capofamiglia, una donna che ha dovuto ricostruire interamente la sua vita per diventare sposa del discendente di una dinastia di industriali del tessile, e madre di due figli: una ragazza dagli interessi artistici e dalla identità omosessuale frustrata e il giovane Edoardo, che invece vorrebbe dedicarsi alla ristorazione assieme ad Antonio (Edoardo Gabbriellini), un amico chef. Mutuando eleganza e composizione da registi come Visconti o Douglas Sirk, Guadagnino vuole mostrare come dietro la facciata di benessere e apparente compostezza della famiglia Recchi non manchino tensioni e contraddizioni, che sfociano nell’improvviso innamoramento di Emma per il giovane chef; un sentimento che la spinge a cambiare abitudini e costumi, fin nel taglio di capelli, e abbandonarsi tra le braccia del giovane, nel suo rifugio sulle montagne liguri. Così il film alterna volutamente i momenti nella villa, di perfezione geometrica e dialoghi sussurrati, a scene di passione nella natura, dove il controcampo alle scene tra gli amanti è dato da i dettagli degli insetti nei prati o dalle inquadrature del panorama. Una grande attenzione formale che stride però con la scarsa tenuta della storia: se risulta tutto sommato credibile una certa freddezza dei rapporti all’interno della famiglia (dove sembra che l’unica capace di veri sentimenti sia la governante), più incomprensibili risultano i comportamenti del giovane Edoardo o di Emma, il cui subitaneo trasporto per il giovane cuoco non è supportato da alcuna motivazione del racconto. In più, tutto il ritmo del film sembra trascinarsi con una certa fatica fino al finale melodrammatico, che ovviamente vedrà l’avverarsi di una catastrofe che tutti si aspettavano.,

Beppe Musicco

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