Si chiama Gualtiero Marchesi, «come il famoso cuoco», ma cura la manutenzione delle piscine. Separato da tempo dalla moglie, che sta con un domatore di circo napoletano (e sua “partner” nel numero del lancio dei coltelli), Gualtiero per spezzare la noia della sua vita solitaria organizza una seduta spiritica con una coppia di amici gay e un’anziana signora “esperta” nel richiamare spesso dall’aldilà il marito. Non ci crede, è solo uno scherzo: e quando gli appare l’evocata Marilyn Monroe combatte a lungo con l’idea che sia davvero uno spirito, tanto da rifugiarsi in un centro di igiene mentale. Ma poi alla lunga dovrà ricredersi, e anzi chiedere alla diva dei suoi sogni consigli e aiuti per riconquistare la moglie, prima che sia troppo tardi. Intanto, riscopre il rapporto con la figlia…,Leonardo Pieraccioni fu un caso clamoroso a fine anni 90: dopo un esordio interessante con I laureati (impasto di bonarietà comica e cattiveria anche un po’ cinica), esplose con il suo secondo film da protagonista e regista, Il ciclone. Un film fresco e divertente, che riusciva a osservare con semplicità la vita della piccola provincia in modo da far scattare meccanismi di riconoscibilità (e non solo in Toscana), e che divenne il maggior incasso della storia del cinema italiano (incassò oltre 75 miliardi di lire dell’epoca, nel 1997). Come numeri, si ripetè pari pari pochi mesi dopo, con il ben più moscio Fuochi d’artificio, girato a tamburo battente per battere il ferro caldo del successo. Ma quella freschezza non l’ha più ritrovata, se non a tratti: tutti i suoi film successivi si confondono l’un l’altro (si salvano, ma solo in parte, Il Paradiso all’improvviso e Ti amo in tutte le lingue del mondo), e spesso l’unica cosa valida sono alcuni comprimari ben scelti (in questo ha sempre avuto gusto). E spesso indugiando su una volgarità che non c’era nei suoi primi film.,Stavolta, si rimane ancora più perplessi: se la sua comicità ritrova un minimo di pulizia (poche parolacce, ma ancora più inutili del solito perché forzatissime e incapaci di far sorridere e), la storia è senza mordente, le implausibilità superano nettamente il livello consentito (a Ceccherini e Laurenti gay non si crede un secondo, alla Marilyn interpretata da una sosia tanto meno) e – soprattutto, colpa grave per una commedia natalizia – non si ride mai (l’unico che fa sorridere, ma meriterebbe battute e situazioni migliori, è Rocco Papaleo che fa l’allucinato che vede i fantasmi). Che gli è successo?,Peggiorando una tendenza iniziata anni fa, con gli anni che passano Pieraccioni ha cercato – facendo lo stesso errore del trio Aldo Giovanni e Giacomo – di inserire sempre più temi “seri” nei suoi film (qui si parla di matrimonio, famiglia, paternità, coppie gay), cercando di darsi un tono senza curare storie, sceneggiature, capacità di osservazioni e ambienti che erano la sua dote migliore. Per troppe ambizioni e per scarsità di ispirazione (ritmo scarso, battute sciape e gag telefonate come non mai), il film naufraga ben presto. E non lo risollevano colpi di scena, sentimentalismi (la scena dei morti del passato, che dovrebbe commuovere e risulta invece appiccicata) e sofferenze (la moglie si risposa) che il regista e comico toscano non riesce proprio a gestire. Una mancanza di sincerità che disturba, sprecando così anche le prove discrete di Barbara Tabita (la moglie) e Marta Gastini (la figlia). E così quella che dovrebbe essere una fiaba gradevole e con una storia tra il surreale e il malinconico, lascia spazio a parecchi momenti di imbarazzo e perfino di noia. D’altro canto, la commedia fantastica o surreale è un genere difficile da maneggiare: ma anche la parte “realistica”, di vita di provincia, ormai non funziona più; se l’osservatore ha perso il gusto di osservare, il suo non è più un affresco ma un pastiche. O meglio, un vero pasticcio.,Antonio Autieri