Into the Woods

Into the Woods

- in ARCHIVIO, FILM
5801
Commenti disabilitati su Into the Woods

In un bosco misterioso si intrecciano le vicende dei più noti personaggi delle fiabe, tutti alla ricerca del compimento di un desiderio…

Download PDF

Tratto da un celebre musical scritto da James Lapine, autore anche della sceneggiatura del film, con le musiche di Stephen Sondheim e affidato alla regia di un esperto del genere come Rob Marshall (suoi già Chicago e Nine), Into the Woods affronta alcune delle fiabe più note dei fratelli Grimm intrecciandole tra loro seguendo la traccia del “desiderio” (non a caso il primo e tra i più noti brani musicali si intitola “I wish”) e interpretandole in una chiave revisionista e psicanalitica. Se il desiderio è il motore di ogni storia, a partire da quelle più tradizionali, nell’ambiguità del cuore umano (non ci sono buoni e cattivi, le streghe possono mostrare amore materno o terribile malvagità, al lupo piacciono le bambine, ma non è certo che sia solo per mangiarle, Cenerentola non sa bene quello che vuole, i principi sono affascinanti ma non proprio brave persone e anche la gente comune si lascia andare a qualche peccatuccio) si nascondono le insidie più grandi. ,Il vecchio adagio “attento a ciò che desideri, potresti ottenerlo” potrebbe essere la chiave di tutto questo complicato avvicendarsi: i compromessi e le violenze a cui si è disposti per ottenere ciò che si pensa di volere, le conseguenze del desiderio realizzato, terrificanti più dell’oppressione, l’incapacità di leggersi fin nel profondo e la scoperta che la bussola morale perde facilmente la direzione nelle scelte complesse dell’esistenza, sono tutte conseguenze di un approccio postmoderno e quasi relativista al materiale fiabesco, che sta agli antipodi di una rilettura recente, modernizzata, ma antica nell’anima come quella della Cenerentola di Kenneth Branagh. La dispersione del protagonismo e la decisione di lasciare fuori scena alcuni dei momenti più “topici” delle fiabe, come il ballo di Cenerentola (la vediamo sempre e soltanto in fuga), o la visita nel regno dei giganti di Jack (che lui racconta a posteriori, come Cappuccetto Rosso la disavventura con il lupo), rendono purtroppo difficile affezionarsi fino in fondo ai personaggi, i cui sviluppi psicologici sono più spesso dichiarati gorgheggiando che messi in azione. Anche la messa in scena, pur se ricca, risente parecchio dell’origine teatrale (per altro, peccato capitale trattandosi di un musical, sono poche le arie tratte dal musical di Sondheim che rimangono veramente in testa). ,I personaggi si muovono fuori e dentro il bosco del titolo in un intreccio che ricorda paradossalmente più i “moral tales” medioevali che il romanzo contemporaneo. Delle storie che conosciamo, infatti, vengono mantenuti alcuni passaggi fondamentali (tra cui, in quella di Cenerentola, anche alcuni dei momenti più sanguinosi come il taglio dei piedi cui si sottopongono le sorellastre nel tentativo di infilare la scarpetta magica, o l’accecamento subito da parte degli uccelli come punizione) senza però la pretesa di voler seguire passo passo il percorso psicologico dei protagonisti, ma piuttosto facendone figure esemplificative di una generale crisi della coscienza che ha molto di postmoderno. Una visione ben esemplificata dalla strega (trait d’union di molte delle varie linee narrative e punto di vista degli autori), nel suo ultimo intervento, dove suggella l’impossibilità di una chiara definizione di bene e male anche in un contesto apparentemente saldo come il mondo della fiaba. Un’impostazione un po’ astratta che contribuisce al senso di noia da lezione scolastica che aleggia qua e là nella vicenda.,Laura Cotta Ramosino

About the author