Intervento divino

Intervento divino

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Due palestinesi vivono in maniera surreale il loro amore, divisi dai check-point israeliani a Ramallah. Ma lo sguardo del regista si posa anche su altri palestinesi al limite della follia, tra litigi assurdi e situazioni paradossali.

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Si è parlato di umorismo freddo alla Buster Keaton o alla Jacques Tati per questo film palestinese premiato a Cannes e supportato dalla critica internazionale. Giudizio giusto o sopravvalutato per motivi politici? Entrambe le cose: come esempio di umorismo surreale funziona (ma Keaton e Tati c'entrano come tutti i comici che hanno fatto del surreale la loro cifra artistica, tra silenzi e sguardi “in macchina” allo spettatore), come riflessione su cosa stia succedendo in Palestina fino a un certo punto. E' uno sguardo giustamente passionale e fazioso, ma non spiega le contraddizioni, limitandosi a farci ridere sopra (a volte in modo macabro). Come pugno nello stomaco, insomma, può funzionare, per capire di più molto meno. E infatti è stato esaltato da chi ha già deciso che i torti stanno solo da una parte (Israele) e le ragioni dall'altra. Una scena in particolare dà fastidio: un sogno in cui una ragazza diventa un guerriero da videogioco e massacra un gruppo di soldati israeliani in esercitazione: per finta, ma non meno macabro.,In Italia il film è distribuito dall'americanissima Warner Bros. Curioso, no?

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