Insospettabili sospetti

Insospettabili sospetti

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Tre anziani amici di vecchia data, infuriati per il blocco della loro pensione e lo spettro dell sfratto, decidono di rapinare una banca.

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Su Insospettabili sospetti (arbitrariamente tradotto dall’originale Going In Style) bisogna dire due cose: la prima è che è il remake di un gran bel film del 1979, che in Italia si chiamava Vivere alla grande, con tre giganti della recitazione americana: George Burns, Art Carney e Lee Strasberg (fondatore dell’Actor’s Studio, la scuola da cui vengono attori come Marlon Brando e Robert DeNiro). Se capita che passi in tv, non perdetelo, era pure diretto da Martin Brest (quello di Beverly Hills Cop e Scent of a Woman, tanto per intenderci). La seconda cosa è che il nuovo film è diretto da Zach Braff (il dott. Dorian di Scrubs, per chi lo ricorda) e sceneggiato da Theodore Melfi (autore anche di St. Vincent  e Il diritto di contare). E questo gli dà una certa garanzia, almeno.

La commedia parte da una tranquilla via di Brooklyn, dove abitano tre vecchi (anche in senso anagrafico) amici in pensione: Willy (Morgan Freeman), Albert (Alan Arkin) e Joe (Michael Caine). Quando Joe va in banca per capire come mai non arriva l’assegno mensile, tre banditi mascherati irrompono e si portan via qualche milione di dollari. Al che i tre, che nel frattempo hanno scoperto che il loro fondo pensione è svanito e presto saranno sfrattati, decidono di darsi anch’essi alla rapina della loro stessa banca, per non morire di fame in mezzo a una strada. Il film – tocca dirlo – è molto prevedibile sin dalle premesse: anziani che non si rassegnano e rivelano inaspettate doti di intelligenza, sagacia e anche un certo vigore fisico, tanto da far fesso un agente dell’FBI (Matt Dillon) e cambiare la vita (anche intima) di un’altrettanto attempata commessa del mini market (la sempre affascinante Ann-Margaret). E senza dimenticare anche il più svanito del circolo della terza età dal nome “I Cavalieri dell’Hudson”, un Christopher Lloyd perfetto nel suo ruolo esilarante.

Proprio perché si capisce bene come andrà a finire, ci si può godere Insospettabili sospetti per quello che è, una commedia brillante senza troppe pretese, con attori che non hanno bisogno di sforzarsi per recitare la parte dei tre burberi dal cuore d’oro, la battuta feroce e la prostata che comanda. E che non si lasciano intimidire dagli anni o da giovani che vorrebbero metterli da parte.

 

Beppe Musicco

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