Indovina chi viene a Natale?

Indovina chi viene a Natale?

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Giulio e Marina si preparano ad accogliere parenti e acquisiti per Natale, tra incidenti e sorprese.

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Incipit da brividi, in senso negativo: Claudio Bisio attorniato da una classe di piccoli allievi alle prese con una recita, tra capitan Uncino e Peter Pan, e poi tutti a cantare “L’isola che non c’è” e a festeggiare le imminenti feste natalizie: “A Natale è così bello essere bambini!”. Non ci si crede un secondo, a tale sfoggio di buoni sentimenti. E si proseguirà così per tutto il film, su due linee parallele che non riescono a incontrarsi mai: la parte presunta “seria”, con una caterva di temi quali la disabilità, la tolleranza, il pregiudizio, le famiglie allargate, i parenti invadenti, le gelosie dei bambini, l’elaborazione del lutto, la lealtà nei rapporti di coppia, i rapporti padri-figli e sicuramente ce ne dimentichiamo altri; e poi la parte più squisitamente comica, che a volte funziona a volte no. Ecco, se il nuovo film di Fausto Brizzi facesse onestamente il proprio mestiere di commediona natalizia e puntasse solo a far ridere sarebbe meglio: perché quello, a tratti, Brizzi e il suo cosceneggiatore abituale Marco Martani (qui insieme a Fabio Bonifacci) lo sanno fare, soprattutto quando in scena ci sono Diego Abatantuono e Angela Finocchiaro – per la prima volta insieme ma affiatatissimi; con lei davvero straripante – e soprattutto il piccolo ma “gigantesco” Carlo Buccirosso, attore napoletano che alterna ruoli da spalla in commedie più o meno riuscite a cesellature di ruoli più fini in film d’autore (con Paolo Sorrentino, soprattutto: Il divo e La grande bellezza). ,Purtroppo la storia e gli spunti narrativi sono fragilissimi: fin dal titolo, è evidente il modello del classico della Hollywood liberal di fine anni 60 Indovina chi viene a cena?, quasi fino al plagio. Invece di un nero, qui la figlia dei padroni di casa porta un “disabile” dai genitori per Natale, un Raoul Bova poco credibile con, al posto delle mani, due protesi (che non usa mai, tanto da usare bocca e piedi per prendere gli oggetti: ma allora che protesi sono?) che si staccano fin troppo facilmente. Francesco è bello, ha un ottimo lavoro, è un eroe avendo perso le mani per salvare una bambina (incidente che lo ha redento da una gioventù scapicollata) e sa usare i piedi come fossero mani (è davvero Bova, senza controfigure? Mah…): non sarà troppo bravo e bello per essere vero? Lui vuole sposare Valentina (la brava ma sprecata Cristiana Capotondi), i genitori di lei Giulio e Marina tremano e si vergognano al tempo stesso dei pensieri negativi su di lui: progressisti e padroni di una fabbrica che dà lavoro ai disabili, scoprono la propria ipocrisia (come Spencer Tracy nel gran film preso a ispirazione) nel sostenere una posizione e nel pensare, nel profondo, tutt’altro. “Non voglio dare mia figlia a un tronco umano?” la battuta “scorretta”, liberatoria, affermata e rinnegata da Marina/Finocchiaro.,Ma il ritrovo natalizio vedrà anche Chiara, la sorella del ricco Giulio (Claudia Gerini, in una parte risibile), che si innamora sempre di uomini sbagliati e pericolosi, che stavolta ha accanto a sé il “normale” maestro elementare Domenico, preso però di mira dai bambini di lei tanto da collezionare disastri a catena (e qui sembra il De Luigi di Il peggior Natale della mia vita, altro rischio fotocopia del film: c’è anche la scena, che pare identica, di un’auto che manda in frantumi un vetro). E poi il fratello acquisito, illegittimo ma riconosciuto dal padre di Giulio e Chiara prima di morire, il simpatico Antonio con moglie e figli che si inventa sempre nuove iniziative per fare gruppo, e la nonna sempre in lacrime per la fresca vedovanza.,Tra battute che vanno a segno e scene terrificanti (qualche volgarità, un’auto che precipita da un burrone senza troppe conseguenze per chi sta a bordo, incidenti e gaffe che denotano scarsa fantasia degli sceneggiatori più che goffaggine del malcapitato di turno), performance attoriali molto disomogenee, spottoni terrificanti e un buon ritmo generale, da Indovina chi viene a Natale? si può ottenere quel che si aspetta: qualche risata, una buona confezione professionale (anche se, per essere una famiglia, ci sono troppe cadenze regionali diverse…), buoni sentimenti forzati che fanno trapelare il cinismo di chi non crede a nulla. E quindi anche il finale con colpo di scena “commovente” risulta ben realizzato e fastidioso al tempo stesso. Anche se aggiunge a Isa Barzizza, diva del cinema italiano di un tempo bellissima e spiritosa (fu spalla di Totò in tanti film), anche un cameo del grande Gigi Proietti. ,Antonio Autieri,

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