Incontrerai l'uomo dei tuoi sogni

Incontrerai l'uomo dei tuoi sogni

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Storie di coppie che si lasciano nella Londra contemporanea.

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Dopo gli eleganti titoli di testa (in semplici caratteri bianchi su sfondo nero, accompagnati dal jazz anni ’20), Woody Allen decide di cominciare la narrazione mettendo subito le mani avanti, ossia facendoci ascoltare la celebre citazione dal “Macbeth” di Shakespeare: “La vita è un racconto narrato da un idiota, pieno di strepito e di furore, e senza alcun significato”. Non che non lo sapessimo, è ormai da anni che il regista insiste su questo tema a scadenze regolari (nonostante sia settantacinquenne, Allen sforna un film all’anno da almeno quarant’anni), e Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni è solo l’ultima variazione sul tema. Nel film seguiamo le vicende di due coppie sposate. Alfie (Anthony Hopkins) e Helena (Gemma Jones) e quella della figlia Sally (Naomi Watts) e di suo marito Roy (Josh Brolin). Tutti benestanti ed eleganti, appartenenti alla borghesia londinese, con l’unica pecca di Roy, che dopo un primo e promettente romanzo, da due anni non riesce a finire il secondo libro. Così lui e la moglie (che lavora in una galleria d’arte) sono costretti a farsi aiutare economicamente da Helena, che è stata lasciata da Alfie per una bionda e vistosissima prostituta, mentre Helena combatte la sua depressione grazie alle previsioni di una cartomante ciarlatana. Intanto Sally, insoddisfatta dal matrimonio, ha una sbandata per il suo datore di lavoro (Antonio Banderas), mentre il marito Roy seduce la dirimpettaia (Freida Pinto, la protagonista di The Millionaire). Nelle esibite variazioni sul nonsenso della vita, Allen questa volta sembra mostrare l’esatto contrario del suo precedente film: mentre in Basta che funzioni, ogni comportamento dei personaggi portava immancabilmente al raggiungimento della soddisfazione e della realizzazione di sé, in Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni tutto sembra essere la scelta sbagliata. Nessuno sembra essere soddisfatto della propria vita, ancorché agiata, ma abbandonare la moglie, il tetto coniugale o il proprio lavoro non farà che peggiorare la situazione (se si eccettua forse Helena, ma anche in quel caso, l’uomo che incontra non sembra certo quello dei sogni). Nonostante il cast sia composto da attori di chiara fama, il film sente la mancanza di un vero protagonista (dello stesso Allen, di cui rimpiangiamo la presenza) o di un suo alter ego: troppi personaggi (di cui alcuni – come Freida Pinto – anche sacrificati) e troppo vorticoso il susseguirsi delle vicende, che lascia una sensazione di incompiutezza; poche battute e quasi mai divertenti; anche il sarcasmo tipico del regista newyorchese lascia spazio a una serie di scenette isteriche di cui non si sente il bisogno. Come in altre occasioni, spetta agli attori tenere in piedi un film (tra tutte Lucy Punch nel ruolo della prostituta) che alla fine risulta più deprimente che trasgressivo nel suo soffocante cinismo.,Beppe Musicco

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