Inarritu, la realtà virtuale e i migranti

Inarritu, la realtà virtuale e i migranti

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A Milano, dopo Cannes, “Carne y Arena”: un film brevissimo, da un grande regista, con un formato innovativo. E su un tema di fortissima attualità

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Si fa un gran parlare di realtà virtuale al cinema ultimamente. A Cannes è da due anni che ci sono “proiezioni” in RV e la Mostra del Cinema di Venezia ha addirittura dedicato a questo formato un concorso. A Milano in questi giorni, e fino al 15 gennaio 2018 (almeno in questo caso è garantita una lunga tenitura…), presso la Fondazione Prada, è possibile prendere visione di Carne y Arena, l’installazione in realtà virtuale che Alejandro Gonzales Iñárritu ha presentato proprio a Cannes quest’anno. Se la realtà virtuale diventerà un nuovo “sentiero del cinema” è molto prematuro dirlo, ma quanto realizzato dal regista premio Oscar per Birdman, merita di essere visto.

Innanzitutto siamo molto lontano da una modalità di fruizione cinematografica. Ad esempio, la visione è rigorosamente individuale. Una volta preso il biglietto (10 euro) sul sito della Fondazione Prada, ci si deve presentare all’orario stabilito all’ingresso del Deposito di Largo Isarco a Milano, dove avviene la proiezione. Il tema di Carne y Arena è l’immigrazione. In particolare Iñárritu ha ricostruito la vicenda di un gruppo di messicani che ha provato a varcare il confine con gli Stati Uniti. Lo spettatore entra in un primo ambiente molto freddo in cui deve togliere le scarpe e può vedere alcuni effetti personali (soprattutto scarpe, appunto) che quegli immigrati hanno perso durante il passaggio. Poi si entra in un’ampia stanza buia illuminata da un led rosso e in cui il pavimento è ricoperto di sabbia. Due addetti mettono sulle spalle uno zaino e montano il visore per la realtà virtuale. Immediatamente lo spettatore si trova calato in un non precisato luogo desertico al confine tra Messico e Stati Uniti. Appaiono immediatamente i migranti che cercano di scappare ma che vengono bloccati dalla polizia; seguono una serie di momenti in cui la tensione sale e si vedono anche degli spari… Sembra veramente di essere in mezzo ai protagonisti di questa vicenda umana. L’esperienza, divisa in tre momenti, dura “solo” 6 minuti poi lo spettatore è accompagnato all’uscita dove trova una mostra-video in cui vengono raccontate le storie dei protagonisti.

In sintesi un’esperienza molto interessante cui, forse, manca qualcosa. Ad esempio, perché non far precedere la visione da un videoracconto dello stesso Iñárritu che racconta come ha realizzato Carne y Arena? Sarebbe molto utile.

Per info: www.fondazioneprada.org/project/carne-y-arena/

Stefano Radice

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