Il principe abusivo

Il principe abusivo

- in ARCHIVIO, FILM
3610
0
nAO2jvSj8j6amABXnzLlOIj0dACB80h88p0o

Una principessa, su consiglio del ciambellani di corte, per trovare popolarità finge di innamorarsi di un uomo povero e rozzo.

Download PDF

Nello splendido castello di un piccolo principato immerso in un suggestivo scenario naturale, vive la giovane principessa Letizia con il re suo padre (un sovrano sopra le righe, interpretato dal bravo Marco Messeri, che tende a circondarsi di nascosto di giovani donne in succinte vesti) e un ciambellano di corte, dal nome improbabile (Anastasio) e dai modi forbiti. Frustrata per non avere la popolarità e il consenso di cui erano circondate nonna e mamma, regine di altri tempi, chiede consiglio al saggio ciambellano, che non trova di meglio che suggerirle di tenere a distanza l’innamorato “blasè” della dinastia belga e di fingere un fidanzamento mediatico con un disoccupato napoletano, povero e incolto. Summa di tutte le rozzezze, si troverà il giovane Antonio che si rivelerà un terremoto a corte, anche perché poi raggiunto dalla cugina Jessica e dagli amici Pino e Ivan dediti alla sua stessa filosofia scroccona. Ma quando, dopo aver capito il trucco, Antonio si innamora davvero della principessa chiederà consiglio e aiuto ad Anastasio, alle prese con l’impossibile missione di renderlo “civile” e gentile. Mentre, innamorato della bella popolana Jessica, Anastasio chiederà il favore contrario ad Antonio e ai suoi amici, cercando di diventare uomo del popolo, alla mano.

Chi è meno giovane ricorda quei film di una volta in cui c’erano principesse di nazioni inventate. Qui non si cita mai il nome del piccolo principato di cui è sovrano Marco Messeri e principessina educata e triste Sarah Felberbaum, in un ruolo che la comprime troppo (il film è stato peraltro girato in Alto Adige, soprattutto a Merano), ma tutto il film è sospeso su uno strato di implausibilità totale. Un esempio su tutti: il pretendente Gherets, efebico rampollo della casa regnante belga, che ad onta di un cognome che ricorda un rude connazionale che fu capitano della nazionale (e meteora nel Milan), ha una parlata – con tanto di r moscia tutto fuorché francofona – che lo fa sembrare più un annoiato figlio di imprenditore lombardo che al principe che dovrebbe interpretare. Ma tant’è. Il film che segna il debutto di Alessandro Siani alla regia è tutto così. E ci si chiede perché il simpatico comico napoletano, che quando è ben gestito come in Benvenuti al sud o in La peggior settimana della mia vita fa faville, si sia imbarcato in un’impresa al di sopra delle proprie possibilità.

Il suo personaggio, poi, è mal scritto (e sì che alla sceneggiatura ha collaborato l’ottimo Fabio Bonifacci): prima antipatico nella parte di rozzo totale ed eccessivo, e poco credibile in certi equivoci verbali (“sai montare un cavallo?”, “se me lo dai già montato è meglio perché altrimenti mi imbroglio con i pezzi…”), poi all’improvviso sofferente per amore e infine troppo bruscamente “riconvertito” a uomo che si sforza di essere all’altezza dell’innamorata. Con tanto di ennesima citazione del Cyrano de Bergerac. E Christian De Sica, apprezzabile nell’elegante personaggio del ciambellano, che al contrario torna grezzo per amore della bella fruttivendola come nei cinepanettoni natalizi (in uno spunto che ricorda curiosamente – ma casualmente: sono stati girati nello stesso tempo i due film – l’episodio dell’ambasciatore Greg innamorato della pescivendola Anna Foglietta proprio nel natalizio Colpi di fulmine). Con una scena da musical insieme a Serena Autieri davvero imbarazzante.

Nel film ci sembra da salvare solo il mestiere di De Sica e di Messeri. Ma per essere un film comico c’è poco da ridere (si sorride solo con il tormentone del professor Ruotolo, interpretato da Salvatore Misticone visto in Benvenuti al Sud e sequel e in Reality), che interviene a tradurre in stretto dialetto napoletano quando il ciambellano deve farsi capire dal rozzo Antonio. E quando avviene la sterzata sentimentale, il tasso di zucchero è decisamente superiore al sopportabile. Anche se le scene iniziali, con tanto di volatile che entra nel castello in un clima favolistico fuori dal tempo, dovevano metterci sul chi va là.

Antonio Autieri

About the author