Il piacere

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Tre episodi tratti da Maupassant sul tema del rapporto tra piacere e amore, diretti da uno dei più grandi maestri della storia del cinema, Max Ophüls.

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Un film in tre episodi: La maschera, un vecchio seduttore va la sera a ballare con indosso una maschera che nasconde la sua età; La casa Tellier, la proprietaria di una casa di tolleranza una domenica chiude per andare assieme alle sue dipendenti alla prima comunione della nipotina; La modella, la tormentata storia d’amore tra un artista e una modella.
Uno dei (tanti) capolavori di Max Ophüls, apprezzatissimo e studiatissimo dai cineasti di ogni generazione (molto interessanti sul web i video-commenti di questo film da grandi autori come Bernardo Bertolucci, Paul Thomas Anderson e Todd Haynes), Il piacere è il primo film in cui il regista viennese estrinseca ed esplicita la tematica fondante di ogni suo film (precedente e futuro): il confronto allegria-felicità, piacere-amore.
Il linguaggio di Ophüls è all’insegna del più ricercato formalismo, dal complesso movimento di apertura del primo segmento (panoramica-dolly-carrello poi spezzato da dettagli sui ballerini) fino all’elaboratissimo piano sequenza attorno alla casa di tolleranza (senza mai entrare). Una forma complessa e leggera eppure difficile da trovare sessantacinque anni fa senza l’uso delle camere di oggi, che fa impallidire il moderno e a volte modaiolo uso del piano sequenza (Inárritu, Cuarón, Mendes, Chazelle), e che soprattutto non è mai fine a se stessa, ma sempre volta a rappresentare filmicamente il senso dell’opera. Infatti quando mostra l’allegria, la leggerezza, il modo di raccontare è virtuoso e appariscente, ma quando il regista cerca qualcosa di più vero la sua forma rinuncia al tecnicismo per concentrarsi sui personaggi, gli ambienti, i dialoghi, i sentimenti e la loro profondità.
I tre episodi sono un elaborazione dello stesso discorso, lo sviluppo del medesimo tema, come in una sinfonia. Il primo è la storia di un personaggio che non crede che l’uomo possa essere fatto per qualcosa di più del piacere e l’allegria, e continua a cercare questi anche quando è passato il suo tempo per farlo. Il secondo è la storia di personaggi che vivono esclusivamente di piacere, e che in un certo momento della loro vita arrivano ad assaporare un’ipotesi di vita più vera, più veramente umana nella prima comunione, nella vita di campagna, nella vita familiare, in un’innocenza perduta o forse mai avuta. Le protagoniste di questo secondo episodio assaporano quello che il protagonista del primo non aveva incontrato, eppure non cedono a questa nuova ipotesi di vita, ma ritornano il lunedì mattina alla casa Tellier, e va nuovamente in scena la ronda del piacere.
Nel terzo invece il discorso di Ophüls, per l’unica volta nella sua filmografia, trova una conclusione positiva. Il pittore si trova costretto a scegliere se rifiutare l’ipotesi di una felicità oppure abbandonarcisi, e ci si abbandona. La conclusione è che «La felicità non è allegra» (l’ultima battuta del film). Un lieto fine non senza malinconia in cui però Ophüls afferma che l’uomo è fatto per una felicità diversa, e grande.

Riccardo Copreni

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