Il comandante e la cicogna

Il comandante e la cicogna

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Un idraulico alle prese con le difficoltà di crescere da solo due figli. In mezzo ad altri strani personaggi, non solo esseri umani (viventi)…

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Leo è un idraulico, che vive con i due figli adolescenti: Maddalena fin troppo esuberante con i ragazzi (e per colpa di uno finirà su Internet mentre fa cose innominabili), Elia goffo e curioso. Per il padre, che lamenta alla moglie (una presenza intermittente, anche se regolare…) di averlo lasciato solo ad affrontare le fatiche della vita, è dura tra problemi pratici e confusione anarchica in cui la casa e i loro rapporti sembrano abbandonati. E lui non è certo uomo d’ordine… Elia fa amicizia con uno strano adulto di nome Amanzio, che si vanta di non lavorare da anni e di campare solo con l’affitto di una casa di proprietà, tira fuori sentenze sagge e scombiccherate al tempo stesso e intanto studia le lingue straniere per poter comunicare con “signorine” di varia nazionalità… Con Amanzio è in difficoltà Diana, artista squattrinata che deve al “filosofico” padrone di casa mesi di affitto arretrato e intanto cerca di farsi pagare per i propri lavori. L’ultimo, da un avvocato spregiudicato. Che a un certo punto avrà bisogno di un onest’uomo come prestanome per un affare losco, a insaputa del prestanome… E chi meglio di Leo, che cerca giusto un avvocato per far cancellare il video della figlia da Internet? In quello studio conosce l’artista Diana, e dovranno far finta per il losco affare – costretti dall’avvocato con modi suadenti – di essere sposati… ,Silvio Soldini torna alla commedia surreale, tra Pane e tulipani e il meno riuscito Agata e la tempesta. Anzi: Il comandante e la cicogna, come sostiene lo stesso regista, è il suo film più surreale, e anche divertente; a tratti si ride molto, e di gusto. I vari personaggi che si incrociano e che finiscono per interagire in modo buffo e a momenti esilarante, sono abbastanza stereotipati ma anche ben disegnati e soprattutto interpretati da attori in gran forma: Valerio Mastandrea, che inanella ottime prove una dopo l’altra, è tenero e impacciato quanto il figlio adolescente (il giovanissimo Luca Dirodi, promettente), Claudia Gerini ha un ruolo piccolo ma sostanzioso, Luca Zingaretti – acconciato come Diego Della Valle – è un avvocato senza scrupoli disegnato con humour e classe, Giuseppe Battiston è un Amanzio dai tempi comici perfetti; ma la vera sorpresa, per quanto la sua bravura sia ormai nota, è la versatilità di un’Alba Rohrwacher che non ha mai avuta una chance comica come in questo caso, e la sfrutta al meglio cancellando dubbi sul suo rischio di cristallizzarsi in una maschera drammatica. ,Sceneggiato da Soldini con Doriana Leondeff e Marco Pettenello, il film è garbato e leggero, forse un po’ troppo (l’impressione di un futile divertissment aleggia a più riprese), ma ha un umorismo che ricorda le atmosfere di certi film di Kaurismaki; in cui una parte importante la rivestono la cicogna del titolo di nome Agostina e un bel viaggio finale in cui si ritrovano vari personaggi. Senza magari dire niente di nuovo e magari peccando di profondità (il rapporto del padre con i figli è un po’ piatto, i dialoghi con la moglie un po’ scontati, la seconda occasione amorosa è molto prevedibile), ma confezionando un buon film di comicità chic, per palati fini. Quel che compromette però in parte l’operazione, e la rende incomprensibilmente e inutilmente pesante, è la cornice con le statue parlanti, tra cui il “comandante” ovvero Giuseppe Garibaldi, che insieme a quella di Giacomo Leopardi, Giuseppe Verdi e di un inventato, odioso “cavalier” Cazzaniga, servono solo a orchestrare una patetica predica sui guasti dell’Italia e sulle disastrate condizioni del Paese (che inciderebbero sui personaggi: ma questo nel film è raccontato con leggerezza). Va bene, l’autore pensa (legittimamente, per carità) che siamo immersi nel marcio e facciamo pure un po’ ribrezzo (le tante scorrettezze, la litigata per un parcheggio). Ma mettere in bocca a Garibaldi che si è pentito di aver unito l’Italia, per favore no… Se al montaggio qualche mano pietosa avesse deciso di eliminare tale cornice posticcia, il film ne avrebbe guadagnato assai. Senza contare che se le vite dei protagonisti – da cui pure trapela il comprensibile disagio per i mali della contemporaneità – si aprivano alla speranza, la statua parlante dell’eroe dei due mondi la richiude subito…,Antonio Autieri

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