Il colore nascosto delle cose

Il colore nascosto delle cose

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Un affermato pubblicitario, con una relazione stabile e altre saltuarie, conosce e una donna non vedente, serena e sicura di sé

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Dopo il documentario Per altri occhi – Avventure quotidiane di un manipolo di ciechi, Silvio Soldini affronta ancora una volta con Il colore nascosto delle cose il delicato tema dei non vedenti attraverso la relazione tra Teo ed Emma. Lui, affermato pubblicitario, vive perennemente incollato al telefono, rifugge qualsiasi assunzione di responsabilità nella relazione con Greta, che frequenta da due anni, salta quando può da un letto all’altro e ha un rapporto freddo e distante persino con i suoi famigliari, in particolar modo con la madre e con i figli nati dal suo secondo matrimonio con un uomo che lo ha sempre maltrattato. Lei, osteopata privata della vista a soli 17 anni, è una donna risoluta e sicura di sé: si è rimessa in piedi con coraggio, ha trovato il modo di far fronte alle difficoltà, ama la vita e si rapporta al suo handicap con dignità, tanto da trovare persino il tempo di dedicarsi al volontariato, aiutando una tormentata diciasettenne, non vedente anche lei, a convivere con questa nuova condizione. I due si incontrano la prima volta durante un percorso al buio, si ritrovano in un negozio d’abbigliamento e iniziano presto una relazione, destabilizzata soprattutto dalle puerili bugie di Teo.

È tutta qui la storia del nuovo film di Silvio Soldini. Affidandosi a una regia controllata e mai invadente, una narrazione classica e dal percorso chiaro e scontato, uno stile misurato, quell’ironia smorza toni tipica di alcuni suoi precedenti film, il regista gioca su un terreno fertile e prova a emozionare con qualcosa di già visto. Per Teo (Adriano Giannini), insensibile sciupafemmine che vive qualsiasi relazione con superficialità riducendola a un rapporto di letto, che colleziona conquiste quasi fossero trofei e si affaccia ad ogni situazione come se ci fosse sempre una sfida o una scommessa da vincere, l’incontro con Emma sa di nuova vita. Non più solo passione, ma riscoperta di una realtà che si fa piena e intensa quando si ha la capacità di riscoprire il colore nascosto delle cose e si impara ad amare, andando ben oltre la mera apparenza.

Molto bello il messaggio di Soldini, sicuramente lodevole nelle intenzioni che prendono però forma attraverso una sceneggiatura poco incisiva, con svolte narrative drammatiche deboli e frettolosamente risolte. Emoziona solo in parte questa storia d’amore sul cambiamento di due anime opposte che si completano e rinascono; e non convince per nulla la repentina inversione di rotta di Teo, talmente scosso da “quella povera cieca” da trovare persino il tempo di fare ritorno a casa per rivedere i suoi cari. Soldini, il cui ultimo film – Il comandante e la cicogna – risale al 2012, torna alla finzione con un prodotto forzato che ha sicuramente il merito di far brillare un’attrice come Valeria Golino, brava e credibile nei movimenti, nella gestualità e nell’interpretazione di un ruolo impegnativo come quello di una non vedente, ma stona nella forma e nella sostanza di una storia dove tutto resta ben visibile in superficie.

 

Marianna Ninni

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