Il clan

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Una famiglia guidata da un anziano patriarca, con protettori potenti, è dedita a un’attività criminale insospettabile.

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Nell’Argentina a cavallo tra la fine della dittatura dei generali e il difficile passaggio alla democrazia, una famiglia prospera sfruttando appoggi e protezioni. Arquímedes Puccio ha lavorato con i servizi segreti e, dopo gli anni dei rapimenti politici, sfrutta la propria “abilità” per continuare l’attività “in proprio”, con l’aiuto di alcuni complici e della famiglia. L’anziano pater familias conta soprattutto  sull’aiuto del primogenito Alejandro detto Alex, campione di rugby della nazionale argentina (il primo rapito è un suo ricco compagno di squadra), con la moglie silente ma al corrente che in cantina o in soffitta di casa vengono nascosti i rapiti; solo ai due figli minori si cerca di tener nascosta l’attività. Ma con i soldi arrivano anche le vittime. Per Alex, che inizia una relazione con la bella Monica, diventa sempre più difficile non essere sopraffatto da scrupoli e rimorsi. Nonostante i tentativi di tirarsi indietro, finisce poi con il riportare a casa un altro fratello che vive all’estero da anni coinvolgendolo nel clan…

Il regista Pablo Trapero rievoca una pagina di storia argentina raccontando le vicende di una famiglia criminale coinvolta nel regime militare ma capace inizialmente di sopravvivere durante la transizione a una nuova era. Usando uno stile fatto di piani sequenza avvolgenti (come quello che si vede nel trailer, con Puccio che si trasforma da buon padre in carceriere in pochi istanti, o quello del sorprendente finale), gran ritmo e colonna sonora accattivante, sembra guardare più alla lezione del miglior cinema americano (come lo Scorsese di Quei bravi ragazzi, con la violenza mixata alla musica o i montaggi alternati, pur cadendo in qualche grossolanità) che al cinema d’autore sudamericano di cui è un esponente di spicco. Risultando così magari spiazzante per la critica che lo ha apprezzato fin dal suo esordio con Mondo Grua (1999) ma riuscendo a parlare a un pubblico più ampio (in Argentina Il clan è stato un successo clamoroso).

Ma il film non si limita alla documentazione di una pagina di storia criminale o a proporre la versione autoctona di un genere hollywoodiano, quanto mette in scena una famiglia allucinante in cui si passa da momenti intrisi di normale quotidianità alla realizzazione di crimini a sangue freddo. E in cui un padre – uno straordinario Guillermo Francella – “compra” la collaborazione di un figlio con soldi e privilegi, mentre il giovane si dibatte nei suoi dilemmi con un candore fin troppo ingenuo (mentre dimostra molto più coraggio il fratello più giovane). Anche se sarà l’uscita di scena clamorosa e quasi beffarda di Alex la vendetta contro un padre violento e scaltro. Ma non tanto da non comprendere che una stagione è finita anche per lui, e che presto o tardi anche i protettori più potenti ti possono abbandonare.

Antonio Autieri

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Scrivo di cinema dal 1992. E dal 1994 dirigo giornali, giornalini, ora testate on line...