Il cacciatore di donne

Il cacciatore di donne

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Nell'Alaska della metà degli anni 80, un sergente della polizia indaga tenacemente sulla scomparsa di molte ragazze.

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Mediocre thriller sulla falsariga de Il silenzio degli innocenti con cui condivide parecchi elementi: la messinscena assai realistica (la cosa migliore del film assieme all'interpretazione di Vanessa Hudgens); un'ambientazione cruda e malsana fatta di ambienti malavitosi, prostitute, papponi e ragazze perdute; un sergente della polizia che si intestardisce sul caso di tante, troppe ragazze scomparse e un serial killer laido e crudele che violenta e sevizia le sue vittime e le imprigiona in una botola della sua baita. Tutto già visto, al cinema dove Jonathan Demme nel 1991 con il suo Il silenzio degli innocenti realizzò uno dei capolavori di sempre del genere e fece incetta di Oscar e anche nella cronaca passata (Il cacciatore di donne è tratto da una cruda vicenda realmente avvenuta nel 1984) e recente. L'esordiente Scott Walker, anche sceneggiatore, imbastisce un thriller classico rischiando grosso (il killer è praticamente mostrato e riconoscibile sin dall'inizio) e concentrandosi sulle atmosfere, sui paesaggi suggestivi dell'Alaska e sul rapporto tra il protagonista (un Cage accettabile, comunque meglio delle sue ultime apparizioni) e la giovane Cindy, l'unica ad essere sfuggita alle grinfie del mostro di Anchorage e incredibilmente lasciata andare dopo un breve interrogatorio dalla polizia di stato. Anche qui Walker non inventa nulla di nuovo: se l'ambientazione sembra rimandare almeno come suggestione al grande Twin Peaks, il rapporto tra Cage e Cindy (interpretata da un'efficace Vanessa Hudgens) richiama quello tra la Foster e Hopkins nel celebre film tratto dal romanzo omonimo di Thomas Harris. Il problema sta però nel manico, in una regia sciapa che confeziona bene le inquadrature ma non gestisce in modo adeguato la tensione e in una sceneggiatura che lavora male sui personaggi. Il killer, per esempio, è reso in modo assai banale: perché è un concentrato di cliché di tutti i pazzi maniaci da Psyco in avanti (ci sono pure gli animali impagliati nella baita) e perché da un punto di vista psicologico è trattato ai minimi termini. Insomma: è pazzo e violento e ha evidentemente dei problemi con le donne e questo lo capiamo dopo un secondo. Ma nulla davvero viene detto della sua storia né del rapporto con la famiglia che si vede solo in una breve sequenza. Come dire: un mostro è un mostro e non c'è nulla da spiegare, c'è soltanto da prenderlo e basta. Ma se questo non è sempre vero e anzi funzionano di più e fanno più paura, al cinema e sulla carta stampata, “cattivi” con un volto o delle giustificazioni umane che li rendono credibili e veri cioè reali, anche sul fronte secco dell'azione Walker lascia parecchio a desiderare. La tensione non scatta quasi mai, nemmeno nelle scene più crude; l'indagine ha poco mordente e non bastano svolte forzate (come l'entrata in scena del pappone) a conferire un certo ritmo alla vicenda, per non dire poi del colpo di scena finale davvero deludente anche se probabilmente nella realtà vera, che è spesso meno fantasiosa e rocambolesca delle trasposizioni cinematografiche, la vicenda ha avuto un epilogo simile. Intrattenimento mediocre, buona confezione, cast non sempre in palla: John Cusack, altrove attore efficace, qui sembra la brutta copia di se stesso e il personaggio da lui interpretato non incide mai.,Simone Fortunato,

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