I peggiori

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Due fratelli si ribellano a un sopruso: diventeranno simboli e vendicatori anche per altri

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Fabrizio e Massimo, fratelli, sono romani ma vivono a Napoli. E con loro, la  sorellina Chiara che è l’unica a parlare – nonostante i loro tentativi di correggerne la dizione – con accento partenopeo. Di lei i due fratelli si occupano, con il rischio di perderla se non si comportano bene (senza contare che la sorella è alquanto vivace e si fa sospendere a scuola per rissa): ovvero, devono lavorare stabilmente e poterla mantenere, avvisa un’avvenente e preoccupata assistente sociale. I due fratelli invece sono precari e se la passano male, nonostante gli agi della loro vita passata da ex ricchi: i loro problemi sono iniziati quando la madre scappò dopo la bancarotta fraudolenta della sua finanziaria (con conseguenze su tanta povera gente e su di loro, che vivono con un marchio infamante). E se Fabrizio, laureato in legge, si riduce a fare l’archivista sottopagato in tribunale, Massimo è operaio in un cantiere edile dove il “capo” albanese – che lavora per una “palazzinara” spregiudicata – non lo paga mai. Per i due è la goccia che fa traboccare il vaso: bisogna recuperare il dovuto, perché rubare a un ladro non può essere sbagliato… Sarà l’inizio di una serie di operazioni di giustizia fai da te, con le quali diventeranno eroi – facendosi chiamare i Demolitori e ispirandosi a Batman – di poveracci come loro, disposti a pagarli per vendicarsi di prepotenti da svergognare in Rete.

Commedia che si insinua in un recente solco di film italiani “cult” – dal poco visto Song’e Napule dei Manetti Bros. ai successi Smetto quando voglio e Lo chiamavano Jeeg RobotI peggiori è l’opera prima dell’attore Vincenzo Alfieri, qui anche nei panni del fratello pavido e complessato tanto quanto l’altro (interpretato da Lino Guanciale) è sempre spaccone e sopra le righe. Il film si fa seguire, è abbastanza divertente senza riuscire a far ridere molto, ha un buon ritmo e pure ha molto di dejà vu (e si potrebbero ripescare anche riferimenti stranieri). Molte cose sono poco azzeccate o anche fastidiose (l’albanese trucido, peraltro interpretato dall’italiano Tommaso Ragno; la cinese che non sa una parola della nostra lingua; la solita scena di sesso, inutile in una commedia), altre richiedono una certa bonarietà di approccio (i colpi sono troppo facili, come la loro repentina popolarità). Quanto agli altri interpreti, Biagio Izzo si impegna a uscire dai suoi cliché comici, ma come poliziotto scaltro e sornione non è del tutto in parte, Ernesto Mahieux è funzionale pur facendo sempre il verso a se stesso, mentre Francesco Paolantoni nella parte del collega archivista anziano è efficace, e fa pensare a quanto il cinema lo abbia usato poco e male; e se Miriam Candurro è graziosa e contiamo di vederla all’opera ancora per capire se ha talento, la matura Antonella Attili – nella parte della spietata Eva Perrot – si conferma in un buon momento con l’ennesima prova positiva.

Quel che convince poco è una sceneggiatura piuttosto sfilacciata e nel finale frettolosa, come se si volesse portare a casa un buon debutto senza troppi sforzi, già convinti a priori della propria originalità, che però è un agitare la bottiglia per rendere frizzanti elementi comuni, tra “aria del tempo” malmostosa e vendicatrice e buoni sentimenti che non si negano mai in un film del genere. In fin dei conti si può spezzare una lancia per un film disomogeneo ma simpatico, che alcune sequenze e situazioni le azzecca e dimostra una buona qualità di confezione generale. Però le buone idee alla base del progetto non hanno prodotto un risultato del tutto accattivante.

Antonio Autieri

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Scrivo di cinema dal 1992. E dal 1994 dirigo giornali, giornalini, ora testate on line...