I love Radio Rock

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Una nave “pirata” trasmette musica rock al largo dell'Inghilterra. A bordo, un gruppo di svaccatissimi dj. A terra, un ministro che vuole farla chiudere.

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I meno giovani ricorderanno quando per sfuggire alle canzoni di Sanremo e ascoltare qualche decente pezzo di musica pop o rock bisognava sintonizzarsi sulle onde medie e cercare Radio Luxembourg. Per gli inglesi le frequenze di riferimento erano quelle di Radio Caroline, che trasmetteva da una nave al largo delle coste, nel Mare del Nord. Ambientato in quel periodo degli anni ’60, I love Radio Rock di Richard Curtis vuole rendere omaggio a quel periodo creativo e ribelle, nel quale la musica inglese cominciò a dettar legge in tutto il mondo. La storia è quella di una carretta del mare dotata di due poderose antenne, che irrorano la Gran Bretagna di musica rock, al tempo grandemente trasgressiva. A bordo, una balzana compagnia di dj al soldo di Quentin (Bill Nighy), un eccentrico dandy proprietario della nave. Accettando a bordo il suo figlioccio Carl, che è stato espulso da scuola, Quentin vuole farlo entrare nel mondo dei grandi, anche per una sorta di romantico ricordo della madre (e forse il sospetto di essere il padre). Mondo costituito dal gruppo dei dj: un americano soprannominato “il Conte” (Philip Seymour Hoffman), il suo contraltare inglese Gavin (Rhys Ifans) e una serie di altri macchiettistici personaggi. Nel ruolo del cattivo, un ministro inglese (Kenneth Branagh) impegnato a far chiudere la baracca, con mezzi legali o meno. ,Con queste premesse e Curtis (che ha sceneggiato Quattro matrimoni e un funerale) ci sarebbe da aspettarsi una commedia col botto, ma purtroppo non è così. Il primo motivo è che, nonostante la simpatica e ricca colonna sonora, la musica nel film è appiccicata, senza esserne il cuore, come sarebbe lecito aspettarsi (paragonare con Alta Fedeltà o Quasi famosi per credere). I dj passano gran parte del film a soddisfare la loro libidine e al microfono li si vede solo per dire frasi smozzicate, tirare in lungo per vedere chi dirà la prima parolaccia in diretta o comportarsi come gli operatori di una linea erotica. Non c’è paragone, ad esempio, tra l’entusiasmo dimostrato dalle ragazze che ogni due settimane “fanno visita” ai dj sulla nave e la scarsissima verve di questi quando sono in onda (infatti è necessario dopo ogni scena al microfono “rafforzare”, facendo vedere un gruppetto di ragazzine incollate a una radio in preda a crisi isteriche). Secondo: da una commedia inglese ci si aspetta che faccia ridere, come solo gli inglesi sanno fare. Ma sfido chiunque a ricordare una buona battuta in questo film o di aver sentito ridere in sala. I dialoghi sono scontatissimi, tutti tesi solo a far vedere “quanto-siamo-bravi-a-recitare” e a creare un’atmosfera melensa intorno allo squinternato equipaggio. Da ultimo, Kenneth Branagh è un grande attore, e vederlo fare il ministro dittatore dalle labbra perennemente contratte pronto a scatenare una guerra marittima contro la nave (tanto scontata quanto inverosimile), mette a dura prova la credibilità del film, almeno quanto la catartica scena finale. In definitiva, se vi piace la buona musica ascoltatevela. Ma per fare un bel film non pensiate che basti.,

Beppe Musicco

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