I colori della passione

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Un viaggio in un quadro di Bruegel, visto con gli occhi del pittore.

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Non è semplice realizzare un film sulle opere di un pittore: o si resta nel biografico (magari anche affascinante, come ne Il tormento e l’estasi per Michelangelo e Giulio II o in Pollock) o si rischia di finire come ne La ragazza dall’orecchino di perla: un esercizio calligrafico che, pur nella minuziosità delle ricostruzioni, manca totalmente di quella sottile tensione, di quell’attenzione alla realtà, di quella sospensione del tempo che costituiscono il fascino dei quadri di Vermeer.

La scelta dell’approccio all’opera d’arte del regista polacco Lech Majewski è radicalmente differente. Dopo 10 anni di studi su “La salita al Calvario” dipinto nel 1564 da Pieter Bruegel, Majewski decide di accompagnare lo spettatore all’interno della scena dipinta dall’artista fiammingo. Il quadro di Bruegel è affollato di figure (quasi 500), che obbligano chi guarda a una vicinanza insolita per chi osserva una tela. Majewski sposta l’azione all’interno del quadro. La scena del film, la campagna delle Fiandre intorno al ‘500, sotto l’occupazione spagnola di Filippo II diventa la scena, ripresa fedelmente dallo sfondo dell’opera dipinta. Il pittore (Rutger Hauer) prende spunto dalla tela intessuta da un ragno, per partire dalla centrale figura di Cristo che sale al Golgota, per poi circondarla di tante altre storie e personaggi, sempre più grandi mano a mano che ci si avvicina ai bordi, come le pie donne intorno a Maria (Charlotte Rampling) che piange la sorte del Figlio. A dominare tutta la scena, un mulino a vento su uno spuntone di roccia e ad accompagnare il Cristo i suoi carnefici, che nel quadro come nel film sono soldati vestiti di rosso, come i militari spagnoli.

Nel film questi ultimi si abbandonano a crudeltà e nefandezze che però non vengono spiegate neanche dagli scarsissimi dialoghi. Si ha come l’impressione che l’autore, più che riferirsi alla repressione spagnola nei confronti dei protestanti, veda i militari come la rappresentazione del male negli uomini, incapaci anche di riconoscere nella persona di Gesù il Figlio di Dio. Bruegel nel film guarda, annota, rivolge poche parole al suo mecenate Nicolaes Jonghelinck (Michael York), si rivolge al mugnaio perché fermi le pale del mulino, e con queste anche il tempo, in modo da ritrarre con più precisione quello che vede svolgersi intorno a sé. Ogni cosa ne I colori della passione appare sospesa, fissata esattamente come sulla tela, cui lo spettatore ritorna in un’ultima zoomata al contrario, con la sensazione di aver partecipato in prima persona alla realizzazione e alla sacralità di un’opera d’arte.

Beppe Musicco

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