Hunger Games – Il canto della rivolta (Parte 2)

Hunger Games – Il canto della rivolta (Parte 2)

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Katniss Everdeen deve mettersi alla guida dell’ultimo assalto a Capitol, centro del potere del crudele Presidente Snow.

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Hunger Games – Il canto della rivolta (Parte 2)  (The Hunger Games: Mockingjay – Part 2)
Usa 2015 – 136’
Genere: Azione/Fantascienza
Regia di: Francis Lawrence
Cast principale: Jennifer Lawrence, Josh Hutcherson, Liam Hemsworth, Woody Harrelson, Donald Sutherland, Julianne Moore
Tematiche: violenza, potere, tirannia, propaganda, vendetta, amore, amicizia
Target: da 14 anni in su

Katniss Everdeen deve mettersi alla guida dell’ultimo assalto a Capitol, centro del potere del crudele Presidente Snow.

Recensione

Giunta al suo ultimo capitolo (in realtà seconda parte del volume conclusivo della trilogia di Suzanne Collins, diviso in due per monetizzare più a lungo il successo della saga) l’avventura di Katniss Everdeen, divenuta suo malgrado simbolo e portavoce della ribellione dei Distretti contro la tirannia di uno Stato Centrale che vive di violenza (quella quotidiana sugli “schiavi” dei Distretti e quella spettacolarizzata degli Hunger Games) e propaganda (gli onnipresenti schermi che offrono un ben indirizzato racconto della realtà), si traduce fin troppo in un war movie che finisce per mangiarsi qualunque approfondimento sui personaggi e in qualche misura anche gli interessanti riferimenti che i precedenti film avevano valorizzato.
Se nella prima parte viene ripresa la tematica più prettamente “politica”, valorizzando il disagio crescente della protagonista nei confronti di scelte “spietate” che rendono sempre più difficile distinguere buoni e cattivi, nella seconda l’attacco a Capitol City, che si sviluppa attraverso un campo minato (ma a tratti potrebbero sembrare anche i livelli di un macabro videogioco), finisce per lasciare ben poco spazio ai dilemmi della protagonista o dei suoi compagni di strada (destinati prevedibilmente a lasciarci quasi tutti le penne come da tradizione di genere).
È vero che la Katniss di Jennifer Lawrence non è un’eroina (o meglio ancora antieroina) di molte parole, ma la struttura del racconto comprime anche quel poco spazio che avrebbe potuto essere dedicato a raccontare l’interiorità tormentata della protagonista, una mancanza solo in parte compensata dall’intensità della giovane attrice. Le relazioni con gli altri personaggi ne risultano un po’ impoverite, in special modo per quanto riguarda l’originale triangolo sentimentale che la lega da una parte al determinato (e forse anche spietato) Gale e dall’altra al più debole (e ora anche mentalmente instabile) Peeta. Questa come le altre scelte di Katniss (compresa quella “rivoluzionaria” di uno dei molti finali del film) finiscono per apparire così fin troppo prevedibili, frutto di una determinazione che affonda le radici anche nei film precedenti tanto che il continuo parlare di libertà si scontra con un senso di fatalità (e negatività) che è l’inaspettato messaggio finale di una saga young adult dalla morale decisamente problematica.
La bravura registica di Francis Lawrence, ma anche gli ottimi effetti speciali e visivi, hanno il merito di dare credibilità al duro mondo di Panem (a cui si contrappone il breve squarcio idilliaco del finale, nello spazio dei boschi e della natura che soli sembrano dare un po’ di serenità a Katniss), ma non basta a togliere l’impressone di un’occasione mancata. Se è vero infatti che violenza e dolore (qui molto presenti, tanto da sconsigliare la visione al pubblico più giovane) hanno fatto sempre parte della saga di Hunger Games, qui più che nei film precedenti lascia con l’amaro in bocca che ci sia ben poco da contrapporre a tanto orrore e tanto cinismo (che penetra anche nel campo dei ribelli) a parte una generica pietà. Del resto in questo mondo, dove troppo spesso prevale la legge del più forte, non c’è spazio nemmeno per immaginare un qualche “oltre”. E i morti sono inghiottiti da un’esplosione o da una trappola crudele senza lasciare traccia se non nel ricordo.

Luisa Cotta Ramosino