Hereditary – Le radici del male

Hereditary – Le radici del male

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In vita, Ellen si dedicava a misteriose pratiche spiritiche. Con la sua morte, la famiglia inizia a fare esperienza di una serie di eventi terrificanti…

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Hereditary è un film che colpisce dritto allo stomaco, per poi entrare nella testa e rimanerci a lungo. Primo lungometraggio del giovane Ari Aster, il film è girato con estrema perizia: movimenti di macchina fluidi e il più delle volte estremamente lenti, associati a una colonna sonora inquietante, ci guidano tra le pieghe di una storia tragica dove l’horror si mescola al thriller psicologico.

Tutta la storia ruota attorno alla famiglia Graham: una famiglia a pezzi, così ce la mostra il lutto che apre il film. Annie, figlia della defunta, è divorata da una battaglia interiore: c’è il rancore verso una madre stramba che vede come l’origine di tutte le sventure familiari, ma allo stesso tempo il rimpianto per un rapporto mai risolto. Per non parlare di quella terribile, costante sensazione di impotenza nell’appropriare a sé stessa colpe indefinite. Oggi, con la morte di Ellen, Annie e suo marito Steve sentono particolarmente forte l’istinto di protezione verso i loro figli: l’adolescente Peter e soprattutto la piccola Charlie, che era molto attaccata alla nonna. Charlie reagisce alla perdita a modo suo, isolandosi. Nessuno pare accorgersi che la sua usuale “stramberia” (probabilmente segno di un autismo mai dichiarato) sta prendendo sempre più la forma di un legame con forze demoniache.

Acclamato in patria e promosso come “il nuovo Esorcista”, Hereditary ha più da spartire con Rosemary’s Baby: con il film “maledetto” di Polanski condivide una tensione crescente, sotterranea, che quando meno te lo aspetti esplode con una violenza raggelante. Aster non si fa sedurre dall’horror fatto di jumpscares (“salti sulla sedia”) o altri espedienti manieristi, scegliendo invece di raccontare un terrore silenzioso che scivola sotto pelle, più simile all’inquietudine che allo spavento, talmente spiazzante da risultare a volte tragicomico. Come i protagonisti del film, lo spettatore di Hereditary non sa mai esattamente dove si trova né dove sta andando a finire, come pilotato da una fredda forza maligna.

Di Rosemary’s Baby ritroviamo poi la tematica della setta segreta, un filone anni Settanta che con Get Out, The Witch e il remake di Suspiria di prossima uscita sembra stia tornando di tendenza: evidentemente in tempi di fake news e teorie complottiste, l’idea di forze oscure che minano la stabilità del vivere sociale è uno spunto capace di far rabbrividire molti.

In particolare, a subire gli attacchi delle forze del Male qui è il nucleo familiare: per quanto anche la famiglia sia un tema centrale in diversi horror degli ultimi anni, è notevole la sensibilità con cui Hereditary riesce a far convivere tutto il discorso sul paranormale con il dramma umanissimo di una madre e un padre che cercano di proteggere sé e i figli, ma devono continuamente constatare la propria vulnerabilità di fronte alla potenza di un Male senza significato. Interpretata da una sempre bravissima Toni Collette, che può godere di diverse scene madre come “solista”, Annie è la figura che più di tutte rappresenta il volto umano della vicenda: nel suo dualismo, nel suo essere una madre imperfetta, nella sua lacerante disperazione, esprime il senso della tragedia che accade a persone comuni, senza colpe specifiche se non quella di una discendenza “maledetta”. Accanto a Toni Collette, troviamo un altro nome di spicco quale Gabriel Byrne, poi la promettente Milly Shapiro nella parte di Charlie (la sua faccia particolare potrebbe condannarla a una carriera di ruoli horror, in realtà proviene da Broadway), e Ann Dowd, fresca di Emmy per la serie The Handmaid’s Tale.

Con il suo carico di angoscia e sciagura, sicuramente Hereditary non è il genere di film da considerare per una piacevole serata in famiglia. Tuttavia, per chi apprezza il genere, va visto. Difficile da dimenticare.

Maria Triberti

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