Heidi

Heidi

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Rimasta orfana, la piccola Heidi viene affidata al nonno, un uomo burbero che vive tra le Alpi.

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Un po’ come era successo per Belle & Sebastien, Heidi è la trasposizione cinematografica di un romanzo (della scrittrice svizzera  Johanna Spyri e pubblicato nel 1880), già saccheggiato ampiamente dalla televisione con la serie omonima diretta da Isao Takahata (a cui collaborò anche  Hayao Miyazaki) e realizzata nel 1974. Il film di Gsponer, già regista di un altro film per bambini, Un fantasma per amico, segue passo dopo passo il romanzo originale guardando da vicino l’esempio di Belle & Sebastien che con Heidi condivide tanto dalla suggestiva ambientazione, al rapporto tra uomo e natura, al dolore che percorre tanta parte della narrazione fino alla scoperta di sé attraverso la scoperta dell’amicizia. Belle nel caso di Sebastien, Peter e Klara per quanto riguarda Heidi la cui vicenda ricalca tutte le tappe del classico romanzo di formazione: il rapporto, dapprima faticoso, con il nonno, un uomo burbero che sembra chiuso in se stesso e vede la nipotina coma un’ulteriore fatica in una vita già complicata; la scoperta del mondo circostante grazie alla simpatica compagnia di Peter; poi il trasloco, piuttosto traumatico, nella città e nella casa di Klara, una sua coetanea costretta sulla sedia a rotelle per una malattia e la cui famiglia si prefigge il compito di educare Heidi che però soffre la lontananza delle sue montagne.

Film gradevole se si ha tra i 6 e i 10 anni, e positivo: vive di contrapposizioni semplici come lo stile di vita montano e cittadino o la differenza sociale tra le due ragazze protagoniste e, come giusto, ha un’antagonista (la figura della precettrice) che pare un po’ ricalcata sulle classiche figure delle matrigne nelle fiabe. Una “cattiva” ben riconoscibile ma senza le durezze o le crudeltà di figure simili e letterarie. Heidi insomma, stempera certo dramma, come il dolore per la morte dei genitori o certe incomprensioni che si verificano nella parte per così dire “cittadina”, per rendere la vicenda più comprensibile e tarata su un pubblico più giovane. Certo, il film non brilla per particolari svolte o per una profondità psicologica: il tutto è un po’ ovvio per quanto positivo. La centralità ad esempio del rapporto sia con gli adulti sia con le figure giovani è la cosa che convince di più. Si impara solo nel rapporto con un adulto, ci suggerisce semplicemente un film pulito, che procede senza troppi scossoni, tarato su un pubblico di giovanissimi.

Simone Fortunato

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