Harry Potter e il calice di fuoco

Harry Potter e il calice di fuoco

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Nella quarta puntata delle avventure del maghetto di Hogwarts, Harry Potter si trova faccia a faccia con il terribile Voldemort.,

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Atteso come sempre da legioni di fans che ne sanno a memoria già gli snodi narrativi grazie ai celebri libri di J.K. Rowling, “Harry Potter e il calice di fuoco” non delude le aspettative. Neppure di chi ne presagiva una sua maggior coloritura drammatica e perfino horror. E quindi, tanto per anticipare una risposta al quesito più assillante: meglio non portare i più piccoli. Se è vero che i ragazzini di oggi sono più smaliziati e avvezzi – ahinoi – alla violenza di quelli di un tempo, “grazie” (si fa per dire) soprattutto a videogiochi che vanno per la maggiore (una volta si incolpavano i cartoni animati giapponesi), è vero anche che sotto i 10 anni sembra comunque un azzardo far vedere lo scontro teso e angosciante (ma non decisivo) tra Harry e il terribile Voldemort, che gli eliminò i genitori quando aveva un anno.,Altro motivo di perplessità, per i più piccoli: nel percorso di crescita degli allievi alla scuola di magia guidata dal professor Silente, Harry, Ron, Hermione e compagnia iniziano a scoprire sentimenti e pulsioni. E qui forse qualche allusione si poteva evitare.,Detto questo, pur rispettando chi – anche molto autorevolmente – ha in questi anni avanzato forti dubbi sulle motivazioni “educative” della “saga potteriana”, ci sembra che fin qui il percorso abbia dato risultati positivi. Sia sotto il profilo letterario – e non solo perché tanti bambini hanno scoperto la lettura grazie a questo ciclo di avventure, di cui sta per uscire in italiano il sesto volume: il cinema è indietro di un paio di episodi – sia da quello cinematografico. L’avventura avvincente e il concetto di prova da superare sono un classico del genere per ragazzi, che pure per decenni è stato trascurato dal cinema. Ma anche altri spunti interessanti si svelano davanti ai giovani (e non solo) spettatori: il talento che Harry (mai troppo sicuro di sé, ma sempre con un’ombra di umanissima incertezza che sembra frenarlo) deve allevare andando a scuola, imparando a usarlo – non solo per vendicare i genitori uccisi, ma per proteggere le persone amate – scaccia i dubbi di un potere sovrumano conquistato senza sforzo; l’amicizia tra i ragazzini non nasconde i limiti dell’invidia, del sospetto e delle naturali cattiverie, mostrando però sempre una possibilità di ripresa; infine, se pure gli adulti a volte sono figure grottesche o ambigue, almeno un paio sono figure che si accompagnano ad Harry e C. per farli crescere. Come il buono e goffo Cedric, o come il saggio Albus Silente. Cui è consegnata, in questo quarto episodio, la battuta più bella del film. A Harry che, provato dal primo scontro con Voldemort, sembra farsi prendere dalla paura, il canuto Silente dice infatti: «Ricorda che non sei solo, ci sono i tuoi amici».,Antonio Autieri,

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