Gus Van Sant torna a illuminare la Berlinale

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"Khook" (Pig) dell’iraniano Mani Haghigh

Una storia di rinascita da Gus Van Sant e una di ossessione da un talento iraniano nella sesta puntata del nostro diario berlinese

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Torna alla Berlinale Gus Van Sant e torna con un film che aveva nel cassetto da tempo. Era stato Robin Williams negli anni 90, infatti, a chiedergli di adattare e filmare l’autobiografia del cartoonist di Portland John Callahan, dal geniale titolo Don’t Worry, He won’t get far on foot, con l’idea di interpretarlo. Come spesso accade la vita fa altri piani e oggi a dargli corpo e volto è Joaquim Phoenix, affiancato da Jonah Hill – nei panni di un improbabile life coach – e Rooney Mara, la terapista che diventa poi sua amica e compagna. La cosa più interessante e commovente è che la storia non è tanto quella di un uomo messo alla prova dalla disabilità fisica, ma quella di un individuo che, di fronte a un dramma come il ritrovarsi tetraplegico, comincia a mettere in discussione tutta la sua vita e prima di tutto la sua dipendenza dall’alcool… Il film è la storia del suo viaggio per vincere questa dipendenza, attraverso incontri e persone che lo accompagnano in un percorso non privo di difficoltà. Il racconto è in molti punti politically incorrect… Esattamente come erano le vignette che Callahan disegnava, spesso mettendo in scena disabili come lui, sfidando i limiti e le convenzioni per suscitare reazioni (spesso anche furibonde) nei suoi lettori.
Ed è un personaggio eccessivo anche il protagonista di Khook (Pig) dell’iraniano Mani Haghighi: il regista Hasan da due anni non gira un film perché è stato messo sulla lista nera dal regime e quindi può lavorare solo su pubblicità (a dire la verità abbastanza assurde). È frustrato, anche perché la sua musa e amante Sheva ha deciso di “tradirlo” andando a lavorare con un altro regista. Intanto in città un misterioso assassino ha cominciato a uccidere i registi più in vista ma Hasan, invece di avere paura, si sente “snobbato” dall’assassino, quasi che l’essere ancora vivo sia l’ennesimo segno del suo fallimento di artista. I suoi tentativi di riacquistare il posto che merita, però, lo mettono al primo posto nella lista dei sospetti. Prodotto alquanto atipico della cinematografia iraniana, Khook piega il meccanismo del thriller (in fin dei conti la gente muore e pure in modo piuttosto sanguinoso) ad un andamento da commedia surreale (con tanto di sogni e visioni allucinate che ci fanno entrare nella mente distorta del protagonista), senza dimenticare una non troppo velata critica alla società (schiava dei social tanto quanto quella occidentale, ma in cui il governo esercita un controllo occhiuto sul mondo della cultura). L’effetto complessivo, non sempre ben gestito, è di essere trascinati in un’ossessione, quella di Hasan per la fama che gli sfugge, che travolge qualunque altro elemento, dalle amicizie ai legami sentimentali, lasciando sul campo svariati cadaveri in una fiera dell’eccesso che strappa qualche risata, ma fatica ad emozionare.

Luisa Cotta Ramosino

Il trailer di Don’t Worry, He won’t get far on foot di Gus Van Sant:

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