Gravity

Gravity

- in ARCHIVIO, FILM, IMPERDIBILE
5844
0

Due astronauti persi nello spazio, dopo che la propria astronave è stata distrutta da una tempesta di detriti

Download PDF

La dottoressa Ryan Stone, ingegnere medico, è alla sua prima missione spaziale a bordo di uno Shuttle insieme a un equipaggio guidato dall’esperto Matt Kowalski, all’ultimo volo prima del ritiro. Lei è timorosa e insicura, lui spavaldo e dalla battuta pronta; là fuori, la Terra mette i brividi tanto è bella vista dallo spazio. Ma durante una semplice operazione fuori dalla navicella, li investe una tempesta di detriti: i due si salvano, ma lo Shuttle è distrutto e i compagni morti. Unici sopravvissuti, legati a un filo, con poco ossigeno, devono cercare di “nuotare” nello spazio fino ad arrivare a una vicina stazione orbitante russa. Ce la faranno?

Gravity non è – come sembrerebbe – un film di fantascienza (siamo infatti “ai giorni nostri”), ma non è nemmeno Apollo 13 o uno dei tanti film simili su avarie spaziali e astronauti in pericolo. Piuttosto, un thriller ambientato nel cosmo infinito: un’odissea nello spazio vertiginosa, angosciante ed emozionante. Perché di fronte al cosmo infinito si moltiplicano angosce ed emozioni, non solo dei due protagonisti ma anche dello spettatore, assolutamente coinvolto “fisicamente” nella storia (anche nella versione, spettacolare e per una volta davvero funzionale, in 3D) dei due naufraghi nella galassia. La sospensione dell’incredulità è fondamentale per credere a quel che vediamo, ai pericoli mortali affrontati dai due in modi impossibili (a volte, se occorre, potendo giovarsi solo di un libretto di istruzioni, e non sempre scritto nella propria lingua…). Ma in primo luogo Gravity è un onestissimo e pressoché perfetto spettacolo hollywoodiano: grazie a effetti speciali credibili, ritmo incalzante, attori superbi e con tanti colpi di scena – il principale, già nella prima parte del film, è di quelli che solo accennarlo sarebbe un crimine – e spaventi che fanno sobbalzare sulla sedia il pubblico. In particolare, se George Clooney è bravo come sempre, Sandra Bullock – che negli ultimi anni affianca alle sue commedie film di sempre maggior spessore – è strepitosa come mai: su di lei, sulle sue paure e sul suo corpo – che bello vederla volteggiare nello spazio o nelle navicelle spaziali, con eleganza e tensione al tempo stesso – è costruito l’intero film, che lei riesce a reggere in maniera incredibile.

Eppure, il film che ha inaugurato la Mostra di Venezia 2013 non è solo un “grosso” spettacolo, ma un grande film, per come racconta di un uomo e soprattutto una donna di fronte al Mistero del cosmo e alle paure della vita, della necessità di tirar fuori un dolore sepolto dentro di sé e iniziare a guardarlo in faccia per raccogliere le forze e cercare di non soccombere. Per decidere se provare, sul serio, a vivere fino in fondo. Alla fine del viaggio ci potrà essere la vita o la morte (lo scoprirete solo vedendo il film). Ma nella scelta di ripartire che viene prima della prova c’è già la stoffa, la grandezza dell’umano.

Antonio Autieri

About the author

Scrivo di cinema dal 1992. E dal 1994 dirigo giornali, giornalini, ora testate on line...