Gold – La grande truffa

Gold – La grande truffa

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Il titolare di un’azienda mineraria in crisi si affida a un geologo certo dell’esistenza di un enorme filone d’oro nella giungla indonesiana.

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Matthew McConaughey nel suo cameo in The Wolf of Wall Street, interpretava il ruolo dell’ispiratore di Jordan Belfort, colui che lo spinse a gettarsi con successo nel mondo degli affari e delle stock options. Non è l’unico punto di contatto col film di Scorsese, di cui Gold sembra (vorrebbe essere?) quasi un prequel. Altra storia di ascesa e caduta nel sogno americano, Gold prende le mosse da un fatto realmente accaduto (le fantastiche sorti azionare di una impresa mineraria americana, poi crollate miseramente).

McConaughey, in un’altra delle sue trasformazioni cui da qualche tempo sembra aver preso gusto, è Kenny Wells, erede di un’azienda che non riesce più a trovare sottoterra quasi niente che abbia valore. Kenny è un forte fumatore e bevitore sovrappeso (l’attore è dovuto ingrassare più di venti chili per “entrare” nel personaggio), con una calvizie ben più che incipiente e un’attrattiva sempre più scarsa tra i possibili finanziatori di nuove ricerche di redditizi minerali. Sempre più vicino al fallimento, decide di impegnarsi tutto, compreso l’orologio d’oro regalato alla fidanzata (Bryce Dallas Howard) per volare in Indonesia a incontrare Michael Acosta (Edgar Ramirez), un geologo convinto che nella giungla si celi il più massiccio filone d’oro della storia. I due stringono un accordo e raccolgono un piccolo capitale e la mano d’opera per iniziare, ma i primi sondaggi sembrano non rivelare niente di interessante. I soldi racimolati sono agli sgoccioli e Wells si prende pure la malaria che lo costringe per mesi a rimanere febbricitante nell’amaca in mezzo alla giungla, quando i campioni di roccia iniziano a dar ragione alle ipotesi di Acosta. Appena si sparge la voce negli ambienti finanziari, Wells, da reietto che era, raggiunge una posizione ammirata e invidiata, e il valore dell’azienda arriva a livelli impensabili, tanto da far gola ad imprese di maggiori dimensioni che vorrebbero accaparrarsi l’affare.

Che le cose non vadano sempre per il verso giusto non è una novità, né nel mondo del business, né nella letteratura, e la vicenda di Wells e del suo giacimento prende l’aspetto di un vero e proprio thriller, che lascerà lo spettatore col fiato sospeso fino alla fine (mutuando in questo altri aspetti da American Hustle). Bella la coppia McConaughey – Ramirez, che tiene in piedi una storia che in molti tratti ha dell’inverosimile; molto meno efficace la presenza di Bryce Dallas Howard nel ruolo dell’eterna fidanzata che sembra sempre solo occupata a gettare sguardi estatici all’uomo che ama. Meno graffiante degli altri film citati o di altri titoli sull’argomento, Gold mantiene comunque alto il livello di attenzione dello spettatore grazie a un efficace crescendo nella seconda parte e un colpo di scena finale che (per quanto prevedibile) rende giustizia all’impegno degli interpreti.

Beppe Musicco

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