Godzilla festeggia i suoi 70 anni in grande stile con un remake americano miliardario che fa di tutto per mettere insieme l’ambizione da blockbuster e le citazioni dai classici, affidando il timone della nave a Gareth Edwards, uno che in Monsters era riuscito con un budget da indipendente a creare suggestioni da grande film horror-fantascientifico. Già nel 1998 Roland Emmerich, specializzato in roboanti pellicole d’azione, aveva realizzato una sua deludente versione dell’epica del grande mostro, con qualche ironia ma senza vero cuore.

Qui la strada scelta è più complessa anche se riuscita solo a metà. Edwards sembra procedere come se avesse ancora per le mani una pellicola indie piuttosto che un “giocattolo” da 160 milioni di dollari, riempie il cast di candidati o vincitori di Oscar ed Emmy, alcuni dei quali in scena per poco più di cinque minuti (come Juliette Binoche nei panni della sfortunata moglie dello scienziato interpretato da Bryan Cranston, il primo a intuire che qualcosa si cela dietro lo strano incidente nucleare) e si fa comporre le musiche dal pluripremiato Alexandre Desplat.

Anche di Godzilla, dopo i suggestivi titoli di testa (che ricostruiscono una sorta di alternativa storia degli ultimi sessant’anni nel Pacifico, ad uso del lucertolone preistorico), si vede relativamente poco, mentre lo spazio di distruzione è inizialmente occupato dai due Muto, mostri insettiformi con analogo potere distruttivo che saranno gli avversari di Zilla nella pellicola. Del resto nell’arco dei decenni Godzilla si è battuto o accompagnato, oltre che con gli inermi umani che cercavano di sbarrargli la strada, con ogni sorta di mostri dalle più varie dimensioni, tra cui il farfallone Mothra, dando origine al ricchissimo filone dei film di mostri, kaiju in giapponese.

È un peccato che Edwards e compagni abbiamo fatto economia in questo senso, perché quando Godzilla entra in scena, accompagnato dal suo proverbiale ruggito e dalle fiamme radioattive che escono dalla bocca, l’effetto è davvero fenomenale e la battaglia tra mostri tra i grattacieli di San Francisco, in una luce crepuscolare da fine del mondo, è di quelle che danno soddisfazione. Edwards ha cercato di dare alla pellicola un look iperrealista, quasi che quelli ripresi fossero gli effetti di una catastrofe naturale (trasparenti i riferimenti allo tsunami di qualche anno fa) o di una guerra, avvicinandosi, sia per concezione che per tecniche di ripresa, all’esperimento di Cloverfield di qualche anno fa. In questo contesto si muovono personaggi che, rispetto allo standard del genere, cercano disperatamente di avere un qualche spessore drammatico senza riuscirci mai veramente. Aaron Taylor Johnson, forse quello con il profilo più da star del genere, se ne va in giro con la qualifica di disinnescatore di ordigni nucleari, ma alla fine non esercita la sua abilità nemmeno una volta. Ken Watanabe fa la sua parte nel ruolo del misterioso scienziato giapponese che sembra sapere tutto o quasi dei mostri preistorici e che veicola l’attualizzazione tematica del nuovo Godzilla.

Se nel 1954 la distruzione di Tokio ad opera del mostro non poteva non richiamare tristi ricordi delle devastazioni nucleari di Hiroshima e Nagasaki, oggi, pur facendo l’occhiolino a quell’interpretazione, il mostro diventa piuttosto il simbolo di una natura che l’uomo pensa di soggiogare, ma di cui al limite può cercare di non essere vittima. ,Il mostro, quindi, non è un cattivo vero e proprio, ma un totalmente altro che talora può addirittura esercitare una funzione salvifica, ma di fronte a cui gli esseri umani hanno l’altezza e l’importanza di formiche impazzite. Non si fa la guerra e non si fa il tifo per uno tsunami, al limite si cerca di spostarsi dal suo cammino. Di qui la curiosa impressione che qualunque azione i protagonisti compiano sia sostanzialmente indifferente alla salvezza propria e del genere umano, di modo che la reazione più logica sembra proprio quella del dottor Serizawa che a un certo punto, di fronte alla mobilitazione dell’esercito, dice semplicemente “lasciamoli combattere!”. Sì, lasciamoli combattere e nel frattempo mangiamoci un bel bicchierone di popcorn…

Laura Cotta Ramosino