Gloria

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A 58 anni, separata, Gloria conduce una vita solitaria, cercando compagnia nelle feste per single. Le cose sembrano cambiare quando incontra Rodolfo…

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La vita può essere sottilmente crudele con una donna sola, specie dopo una certa età; la ricerca di una compagnia, per un’avventura di letto, una chiacchierata, ma soprattutto per superare la sensazione di sentirsi superflui nella vita di coloro che ci sono cari, può assumere toni di quieta disperazione. Gloria – interpretata dalla bravissima Paulina García, premiata al Festival di Berlino per questo ruolo – è divorziata dal marito (che, come scopriamo in una sequenza che mostra benissimo la “banalità del dolore”, l’ha lasciata per una donna più giovane) e ha due figli adulti ormai autonomi (se non quando Gloria deve offrire i servizi di nonna), che la vivono come una appendice non totalmente necessaria della propria esistenza. Il vicino del piano di sopra, drogato, rientra tardi e rumoreggia con la serratura sbagliata, ma a Gloria interessa soprattutto il gatto che viene a rifugiarsi a casa sua e sopporta il disturbo. A interrompere questa triste routine l’incontro con un coetaneo dolce e affettuoso, Rodolfo, che di mestiere gestisce un parco dove la gente va a giocare a paint ball (e Gloria anche questo prova con lui) e che la corteggia con gentilezza e sensibilità. La loro storia è da subito fatta di intimità fisica (che il regista mostra in modo così esplicito da risultare volutamente scioccante), ma anche di confidenze e tentativi di condivisione, che però sono continuamente frustrati dalla presenza dell’invadente famiglia di lui. Anche se separato, infatti, Rodolfo si sente in dovere di accorrere in aiuto della ex moglie e delle figlie adulte, che lo chiamano continuamente per chiedere assistenza per i motivi più diversi. E così, nonostante i tentativi di ripartenza, quella storia che sembrava poter essere l’imprevisto tanto atteso per far “ripartire” la vita di Gloria, si risolve in una dolorosa illusione che la protagonista, poco amante delle mezze misure, decide di troncare a costo di soffrire.

Ma il regista decide di non lasciare Gloria a un destino di quieta rassegnazione, mentre il mondo va avanti e la figlia addirittura emigra oltreoceano per seguire un nuovo amore. E così Gloria, sulle note della canzone omonima di Tozzi (o per la precisione della sua cover spagnola, famosissima in Sud America), sembra ritrovare la forza, o per lo meno l’orgoglio, di andare avanti da sola, nel soprassalto di vitalità di chi rifiuta di lasciarsi andare… La pellicola diretta dal cileno Sebastián Lelio (prodotta dal conterraneo Pablo Larrain, regista di No – I giorni dell’arcobaleno), pur risolvendosi apparentemente nell’intimità di una vicenda privata, apre tuttavia occasionali squarci su una società divisa tra l’apatia e il desiderio di cambiare, proprio come la protagonista. E si risolve in un fragile inno di speranza per chi non si arrende al passare del tempo, per chi vuole innanzitutto continuare almeno a provare ad essere felice a modo suo.

Laura Cotta Ramosino

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