Gli uomini d’oro

Gli uomini d’oro

- in AL CINEMA, FILM, INTERESSANTE
1213
Commenti disabilitati su Gli uomini d’oro

Un portavalori frustrato, che tutti i giorni trasporta sul furgone sacchi di denaro, decide di tentare il colpo grosso e scappare all’estero. Ma gli servono dei complici.

Download PDF

Luigi (Giampaolo Morelli) non ne può più del suo lavoro di routine: guidare un furgone che raccoglie soldi in varie parti della città e li porta nel caveau di una banca. Playboy che frequenta i locali notturni e ha successo con le donne, si sarebbe accontentato della pensione anticipata come colleghi più fortunati di lui per andarsene, ma essendo tagliato fuori dalle nuove norme pensionistiche, sogna ad alta voce il colpo della vita. Per riuscire però ha bisogno della collaborazione del suo amico Luciano (Giuseppe Ragone) ma soprattutto della copertura del suo collega Alvise (Fabio De Luigi) con cui divide la cabina di guida, un piemontese che sembra avercela con tutti: i meridionali come Luigi, gli juventini come Luciano, e poi anche il resto dell’umanità. Riuscirà Luigi a convincere Alvise, che lo vede come fumo negli occhi, a far parte della banda?

Quel che di primo acchito colpisce dalle prime scene del film di Vincenzo Alfieri (già regista de I peggiori) è scoprire che Fabio De Luigi è finalmente riuscito a smarcarsi dai ruoli stucchevoli delle commediole pseudo familiari cui eravamo abituati. Dismessi i panni del bamboccione tutto smorfie e cliché, De Luigi sfodera la maschera di un uomo freddo e determinato, in apparenza calmo e controllato, ma che in realtà è una pentola a pressione colma di rancore, che aspetta solo di esplodere.

Il piano è in apparenza semplice: in un scompartimento del vano di carico che nessuno controlla, si infilerà il piccolo Luciano, per accedere volta per volta ai sacchi di contante che vengono depositati da Alvise sul furgone e sostituire le mazzette di banconote con carta straccia; quindi risigillare i sacchi, che arriveranno integri al caveau centrale senza destare sospetti. Una sequenza che richiede tempi strettissimi e sangue freddo per un colpo che fa gola non solo ai tre, ma che vede coinvolti anche un ex pugile detto il Lupo (Edoardo Leo) e lo stilista usuraio Boutique (Gian Marco Tognazzi).

Tratto da un vero episodio di cronaca e ambientato negli anni 90 a Torino, il film ha tra i suoi pregi la credibilità delle atmosfere e dei personaggi (molto riuscita la tensione tra torinesi tifosi del Toro e meridionali juventini, che non riesce a passare in secondo piano neanche tra gli stessi componenti della banda), e la misura degli interpreti, tra cui un Edoardo Leo che finalmente riesce a tenere nascosta la sua romanità e concentrarsi su una figura solo in apparenza da duro, ma in realtà fragilissima. Forse il meno riuscito sembra il personaggio di Boutique, un viscido malvagio che non sembra essere appieno nelle corde di Tognazzi.

Nel complesso Gli uomini d’oro si dimostra un “noir” che mantiene una giusta tensione per l’intera durata della storia, con un finale che cresce e prende lo spettatore per la gola; un bel segno per un genere che merita più spazio nel cinema italiano.

Beppe Musicco

 

About the author