Gli uccelli

Gli uccelli

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La giovane ereditiera Melanie Daniels arriva a Bodega Bay, un paesino poco distante da San Francisco dove gli uccelli si stanno ribellando all’uomo scatenando il terrore.

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Melanie Daniels, una giovane ereditiera abborda in un negozio di animali il giovane avvocato Mitch e lo segue a Bodega Bay, dove questi vive con la madre e la sorellina per portargli una coppia di pappagallini detti inseparabili. Nel tragitto per attraversare la baia Melanie viene ferita da un gabbiano. All’inizio questo fatto sembra solo un incidente, però man mano fatti simili cominciano a ripetersi nella baia: gli uccelli si stanno ribellando all’uomo e scatenano ovunque violenza e terrore.

Il film di Alfred Hitchcock ha una costruzione musicale: parte allegro, con i toni da commedia sofisticata (come accade spesso nei suoi film) per poi crescere sempre di più, diventare sempre più angoscioso, paranoico e inquietante. Pochi anni prima, nel 1960, il maestro inglese aveva rivoluzionato il cinema dell’orrore con Psyco, per poi rivoluzionarlo ancora nel 1963 con Gli uccelli. Probabilmente questo film, tratto da un racconto di Daphne Du Maurier (scrittrice già ampiamente saccheggiata dal regista), è una variazione sui temi del cinema orrorifico fantastico di fine anni 50 e inizio anni 60, le paranoie fantapolitiche, ecologiste e apocalittiche dei cult movies di registi come Jack Arnold, in cui la scienza fa sì che la natura si ribelli all’uomo. Ma in questo Gli uccelli non c’è spiegazione, i nostri amici volatili si ribellano e basta.

È una perfetta costruzione fantastica che racconta con un’efficacia poche volte raggiunta un mondo che si disintegra. Sono gli anni 60, gli anni della guerra fredda, delle varie rivoluzioni culturali, di un gap generazionale, nel mondo spariscono le certezze che da sempre l’uomo ha, come che i gabbiani non sono aggressivi.

Il maestro Alfred Hitchcock racconta tutto questo senza darci spiegazioni, ma regalandoci invece molta paura e terrore vero. La sua scrittura registica è come sempre incredibilmente precisa ed efficace per suscitare nello spettatore un vortice di emozioni, che vanno dallo stupore alla tensione alla paura, fino ad un finale misterioso, etereo e mistico in cui lo spettatore non può che essere spaventato. Ad aiutarlo in questo lavoro ci sono comparti tecnici d’avanguardia, sopratuttutto gli effetti speciali, che consistono in un mix di uccelli veri ammaestrati e trucchi ottici, e il comparto audio: il sonoro usato per creare ancora una volta ansia e le musiche d’avanguardia in cui il compositore fidato di Hitchcock Bernard Hermann ricorre a versi di uccelli e all’aiuto di compositori di musica elettronica tedeschi. A reggere la non facile prova di interagire con pennuti è ammirevole la recitazione degli attori (come sempre d’aaltronde con Hitchcock): Rod Taylor, star della tv fantastica de Ai confini della realtà e del film L’uomo che visse nel futuro (1960), e la bionda di turno, l’esordiente Tippi Hedren che sul set di questo film ebbe un esaurimento nervoso e che però con Hitchcock lavorò nuovamente (e litigò) nel successivo Marnie.

Insomma: è una fortuna poter apprezzare ancora oggi questo film incredibile, quindi cosa si può aggiungere? Andate a vederlo se non l’avete ancora fatto. E se invece l’avete già visto, beh, vale la pena di rivederlo ancora, ancora e ancora.

Riccardo Copreni