Il giustiziere della notte

Il giustiziere della notte

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Uno stimato chirurgo perde la moglie durante una rapina e decide di farsi giustizia da sé.

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Viene sinceramente da chiedersi il motivo per produrre un film del genere in questi momenti. L’America ha già tanti problemi legati al possesso diffuso di armi da fuoco, e il cinema propone un film nel quale si parla di una Chicago nella quale ogni fine settimana vengono uccise in scontri a fuoco una decina di persone e le armi la fanno da padrone. Non è certo una bella propaganda.

Il dottor Kersey, interpretato da un Bruce Willis sempre meno espressivo, è un chirurgo che opera al pronto soccorso, abituato a veder passare ogni notte le vittime degli spari. Ciò nonostante non ha paura: non possiede armi e non ha un carattere bellicoso, fino a quando una rapina andata a male manda in coma la figlia e all’altro mondo la moglie (Elizabeth Shue). A quel punto, con una pistola trafugata all’ennesimo ricoverato di una gang, il dottor Kersey decide di svolgere per conto suo le indagini che lo riguardano, e – già che c’è – di dare il suo personale contributo alla lotta al crimine, aggirandosi di notte per la città e sparando a tutti quelli che vede che stanno commettendo un reato violento.

Remake di un famoso film degli anni 70 con Charles Bronson (ai tempi, originale e significativo; i sequel che vennero dopo, da dimenticare) il film è diretto da Eli Roth, un regista che finora si è cimentato solo con horror oltremodo efferati e sanguinolenti (Hostel, Cabin Fever) e che mantiene la stessa cifra, indugiando con gusto sulle torture che il buon dottor Kersey infligge ai colpevoli. Grande pubblicità anche ai venditori di armi da fuoco, da cui ora impariamo che esistono mobili con cassetti a scomparsa per fucili mitragliatori, che possono essere aperti anche con un piede, onde avere subito a portata di mano in salotto un attrezzo da 90 colpi al minuto.

Un ottimo complemento di arredo per giovani coppie.

Beppe Musicco

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