Gioventù bruciata

Gioventù bruciata

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La storia del diciassettenne Jim, tra scontri (a partire dalla famiglia), amori, amicizie. La più grande interpretazione di James Dean nel capolavoro diretto da Nicholas Ray

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Jim Stark (James Dean) si è appena trasferito con la famiglia con cui non riesce più a parlare, si innamora della vicina di casa Judy (Natalie Wood), è perseguitato dalla banda di Buzz (di cui Judy fa parte) ed è mitizzato dal giovane problematico Plato. Gioventù bruciata è la storia di una crescita, di chi non è più ragazzo ma non è nemmeno adulto, è la storia anche di una generazione animata da un grido di ribellione ma senza un motivo per cui ribellarsi, come dice il titolo originale molto più significativo Rebel without a cause (“ribelle senza una causa”).

Nicholas “Nick” Ray è stato uno dei più grandi tra i grandi della storia del cinema, sempre animato da uno sguardo intenso e doloroso e sinceramente affettuoso suoi suoi personaggi; in alcuni suoi film si ha l’impressione che Ray sappia riconoscere l’orgogliosa unicità del destino dei suoi personaggi sepolto sotto i compromessi di tanti anni. La sua prosa è al contempo secca eppure lirica, il suo lucido realismo è animato da squarci di poesia (aiutato dalla fotografia eccezionale in cinemascope di Ernest Haller), come si vede ad esempio nelle scene al planetario, nella scena della corsa in auto, o nel finale; e al centro di tutto si stagliano con una statura da tragedia classica i personaggi di Jim, Judy, Buzz e Plato. James Dean, alla seconda delle sue tre grandi interpretazioni (le altre due sono La valle dell’Eden e Il Gigante), è bravo come pochi altri sono stati (e saranno mai): il suo Jim è un personaggio forte e fragilissimo, un gigante sempre sul punto di crollare e che per tutto il tempo in cui è in scena grida un disperato bisogno di amore. Natalie Wood invece di interpretazioni più o meno grandi ne ha fatte molte (su tutte in Sentieri Selvaggi e Splendore nell’erba) e in questa occasione disegna Judy come una ragazza che si pensa incapace di un amore vero, ma che nell’incontro con Jim riscopre una grandezza in sé che le era sconosciuta. Infine Sal Mineo rappresenta con Plato il vero grido di disperazione, il desiderio umano di amore, il lancinante bisogno di un bene totale.
Gioventù bruciata è insomma il grido più forte che il melodramma hollywoodiano abbia mai emesso, il grido di un intera generazione che poi, pochi anni dopo, si sarebbe effettivamente ribellata. È il grido di una gioventù che ha bisogno di qualcuno che sappia volergli bene. È il grido rivolto ad una società che però sembra incapace di ascoltare.

Riccardo Copreni

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