Giorni e nuvole

Giorni e nuvole

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Elsa e Michele sono una coppia colta e benestante che entra in crisi quando il marito perde il lavoro. Gli equilibri consolidati si spezzano e bisogna ricominciare daccapo. La loro unione reggerà?,

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Marito e moglie al cinema si vedono di rado. Certo ci sono molti film su due che si innamorano, su due che litigano, su due che hanno persino dei bambini, ma vedere rappresentati sullo schermo una coppia di coniugi è difficile, quasi impossibile poi mettere in scena la forza dell’amore matrimoniale. Solitamente la funzione cinematografica del matrimonio è relegata a una dolce pillola nel finale (gli happy end che prefigurano la cerimonia) oppure è un’amara realtà da cui rifuggire. Anche Silvio Soldini aveva più volte usato il matrimonio come stato da evitare, come oppressione della libertà femminile nel suo film di maggior successo, Pane e tulipani, dove una mamma logorroica, abbandonata all’autogrill da un marito distante e dai figli distratti, sceglie di rifarsi una nuova vita bohemienne sui ponti di Venezia. A sette anni di distanza da questo successo internazionale, Soldini ci ripensa e cambia punto di vista. Con Giorni e nuvole non soltanto realizza uno dei migliori film sul matrimonio e sulla famiglia degli ultimi anni, ma parla anche alla società dolente e alla precaria economia italiana. Un cambiamento di rotta che è sottolineato da un cambiamento di forma: il regista abbandona i toni da commedia, le inquadrature ricercate, i colori smaglianti per spingersi verso il cuore dell’uomo, i suoi tormenti e le sue speranze.,Elsa e Michele sono una coppia come tante. Lui dirige una piccola azienda. Lei ha il sogno di laurearsi in Storia dell’Arte. Sono sposati da vent’anni, vivono in una bella casa, hanno allevato una figlia, Alice, che si sta allontanando dalla famiglia. E proprio quando il sogno di Elsa si corona (discutendo la tesi di laurea), il mondo è pronto a caderle addosso. Michele ha perso il suo lavoro già da diversi mesi e non riesce più ad affrontare il mondo. Si nasconde sulla sua barca al porto, socializza soltanto con disoccupati, partecipa a colloqui di lavoro senza la grinta necessaria. In un attimo la vita borghese è distrutta: si abbandona la casa in centro per un appartamento in periferia, si vende la barca, si aboliscono vacanze e cene al ristorante. E poi si spezza il solido legame con la società: ci si vergogna di parlarne agli amici, si cerca di tenere tutto dentro, si prova perfino a nascondere gli accadimenti alla propria figlia. Anche il legame così stretto tra i due coniugi inizia a traballare. Michele è distrutto. Elsa reagisce con forza: abbandona il restauro (a cui lavorava gratuitamente) e inizia duri turni lavorativi al call center. Non c’è più spazio per le tenerezze e per i sorrisi, la nuova vita è piegata nel rancore. Soltanto l’orizzonte, il sole che tramonta sul mare, offre un conforto alla coppia.,Quando tutto ormai sembra irrimediabilmente perduto, all’improvviso una diversa prospettiva si spalanca davanti gli occhi di Elsa e Michele. L’abbraccio caldo della famiglia e la bellezza di un affresco trovato all’improvviso li spingeranno a guardare più in là. Oltre il problema della disoccupazione, oltre i disguidi della povertà, oltre le facili vie d’uscita. “La bellezza salva il mondo”, scrisse Dostoevskij in uno dei suoi libri più drammatici e cupi (I demoni). E Silvio Soldini dimostra di essere uno dei pochi registi che sa sprofondare nella tragedia, guardando però sempre verso l’alto; sa scavare una realtà complessa senza cedere al pessimismo, ma invocando un orizzonte di speranza. ,Uno sguardo raro nel panorama del cinema italiano.,Daniela Persico,

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