Gangster Squad

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Nella Los Angeles degli anni 50 una squadra speciale di sbrirri dà la caccia al temibile boss Mickey Cohen.,

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Deludente rivisitazione del noir classico ad opera di Ruben Fleischer, il regista di Zombieland. La storia e il cast sono di quelli che fanno venire l'acquolina in bocca agli appassionati del genere: Mickey Cohen (Sean Penn) è il padrone di una Los Angeles corrotta, dove la polizia sta a guardare mentre scorrono fiumi di sangue e di soldi e i boss spadroneggiano trafficando in droga e scommesse clandestine. Il comandante della polizia Parker (Nick Nolte) vuole combattere sul campo il potentissimo gangster ma non può fidarsi dei propri agenti: affida allora al suo poliziotto migliore, il sergente O'Mara (Josh Brolin), il compito di assemblare una piccola squadra di agenti speciali che dovranno fronteggiare i gangster con tutti i mezzi leciti e non. Fleischer adatta una storia già affrontata in diversi noir letterari e cinematografici (la figura di Cohen era già stata rievocata nel notevole L.A Confidential, il migliore noir degli anni 90) ma la sua regia è pigra e priva di veri guizzi, si avventura in virtuosismi tanto inutili quanto inefficaci sul piano spettacolare come i continui ralenti che affollano le scene d'azioni costipandole notevolmente. In più, complice anche una fotografia patinata che mal si adatta alle tematiche tipiche del genere (il senso di colpa, le ambientazioni sordide, un certo gusto per il malsano), trae davvero poco da un cast di attori altrove bravi o bravissimi e qui ridotti a semplici indossatori. È il caso di Gosling alle prese con un personaggio mal scritto o gli altri suoi compagni di squadra decisamente mal utilizzati. E sì che avere spalle come Michael Peña, Giovanni Ribisi, Robert Patrick o Jon Polito (nei panni del boss Dragna) e attori di punta come la coppia Brolin-Penn poteva essere davvero un'occasione più unica che rara. Invece Fleischer, anche per i demeriti di una sceneggiatura risaputa come quella di Will Beall che adatta il romanzo omonimo di Paul Lieberman, si limita a un affronto superficiale del mondo oscuro della Los Angeles degli anni 50 mai davvero rievocato con lucidità e intelligenza e – quel che è peggio – fatica anche a intrattenere un pubblico meno esigente. Così, tanti spunti sono mal gestiti o comunque mal diretti: la storia d'amore tra Gosling e la Stone non solo non ha un minimo di profondità ma è trattata con freddezza e, a dirla tutta, la Stone dimostra di non avere neanche un briciolo di quella carica sexy delle eroine noir, ivi inclusa la sua omonima Sharon che gli uomini dentro e fuori dallo schermo se li mangiava con gli occhi. Non è solo la storia d'amore a non funzionare: sono anche le sequenze d'azione, troppe e dirette con uno stile che alla lontana evoca la plasticità figurativa di Zack Snyder ma che, senza il talento visivo del regista di 300 e Watchmen, finiscono per diventare tante sequenza posticce e poco credibili. E ancora: al maldestro Fleischer riesce pure male la sequenza dell'uccisione di uno degli uomini di O'Mara con cui si vorrebbe citare quel pezzo di bravura che era l'assassinio di Connery ne Gli intoccabili di De Palma. Ma non gli riesce proprio la gestione della suspense, la scena è prevedibilissima e non comunica allo spettatore quella tensione che è la qualità principale per un genere che deve molto al thriller e viceversa. Patinato, televisivo (nel senso di bassa televisione), in più di un momento stucchevole: il film di Fleischer ha tanti difetti anche tecnici, nel montaggio, per esempio, che non riesce mai a dare il ritmo giusto all'azione. Il peggiore dei mali di Fleischer però è quello di avere completamente travisato l'estetica e i contenuti del cinema noir, qui ripreso (male) con citazioni più o meno pertinenti (c'è la moglie di Brolin che scimmiotta quella di Costner ne Gli intoccabili e c'è pure una resa dei conti al fondo di una lunga scalinata….) ma soprattutto deprivato di quell'approfondimento psicologico o di quella contradditorietà dei personaggi che erano davvero i punti più affascinanti di un genere delizioso, inquietante e forte troppo difficile da replicare.,Simone Fortunato

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