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In un prossimo futuro un videogame permette ai giocatori di controllare la mente di uomini costretti a uccidere. Ma uno di loro si ribella e fugge…

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Ennesima variazione sul tema dell’umanità eterodiretta (qui da un perfido inventore di videogiochi che permettono ai giocatori di vivere per procura esperienze forti, dal sesso alla violenza), questo videogame mal camuffato da film inanella una sequenza infinita di scene di violenza e di perversioni sessuali cheap dribblando testardamente qualsiasi spunto di riflessione che la materia, pure non originalissima, poteva offrire. Il protagonista, soldato sottoposto ad esperimenti sul cervello, poi sbattuto in galera con una falsa accusa e costretto a guadagnarsi la libertà a furia di sparatorie e massacri, la moglie, costretta a fare l’attrice di un altro videogioco dove la merce è invece il sesso, un ragazzino ricco e annoiato che pilota il protagonista nelle sue battaglie e che diventa suo alleato, una giornalista alla ricerca di scoop, un gruppo di hacker decisi a difendere la libertà umana dagli attacchi del genio del male che mira a controllare il mondo attraverso i suoi programmi informatici e chip innestati nei cervelli di mezza popolazione mondiale… Sono tutti personaggi buttati a caso in un’arena confusa, sia sul piano del racconto che su quello della rappresentazione. Montaggio frenetico, camera a spalla, carneficine riprese a “ralenti” e con soggettive iperreali e ipercinetiche mirano a riprodurre l’effetto videogame nella speranza attirare quello stesso pubblico impressionabile che il film sembrerebbe voler mettere in guardia dai pericoli di manipolazione. Il tutto genera una terribile sensazione di vuoto e di già visto (una spruzzatina di Matrix, una di Truman Show più ingredienti vari pescati qua e là) e insieme un certo fastidio per la facilità con cui la morte viene semplicisticamente giustificata nel mondo reale quanto in quello virtuale in nome della vendetta e del desiderio di abbracciare i propri cari. Si sarebbe tentati di lanciare strali verso la morale spietata di storie come queste, in cui gli avversari dentro e fuori il mondo reale diventano poco più che pupazzetti da abbattere sulla via della salvezza e la violenza a parole condannata diventa il fulcro del racconto. Ma forse sarebbe attribuire a questa modesta pellicola un livello di consapevolezza che davvero si può sognare.,Laura Cotta Ramosino

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