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Un imprevisto e sgradevole cambio di programma porta una giovane donna a portarsi la madre in vacanza in Ecuador

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La giovane e sguaiata Emily (Amy Schumer), ragazza insicura ma esuberante, viene lasciata dal fidanzato musicista poco prima della partenza per una vacanza in Ecuador con viaggio e prenotazioni non rimborsabili. Decide allora di trovare nella madre (Goldie Hawn) una nuova compagna di viaggio, in quella che si rivelerà essere una vacanza dai risvolti inaspettati.

Se già il brutto titolo italiano non lascia presagire nulla di buono, davvero malriuscito è il nuovo prodotto dell’ultima fatica di Jonathan Levine, giovane regista newyorchese che si era fatto notare già nel 2011 con il bel film 50/50 e che invece con Snatched (questo il titolo in lingua originale) non sembra voler far molto di più se non mettere in piedi un’opera banale e senza alcun contenuto.
Vuota è l’interpretazione di Amy Schumer, astro nascente della comicità americana, che sembra letteralmente un pezzo di carne gettato in pasto ad un personaggio mal scritto, che non si risparmia in volgarità e finisce per diventare kitsch e macchiettistico; fuori luogo Goldie Hawn, in un tentato ritorno ai fasti del passato, che dà vita alla coprotagonista, improbabile madre gattara e terrorizzata dal mondo al di fuori della propria casa. Senza alcuna consistenza è soprattutto la sceneggiatura, che pur tradotta in immagini in modo tecnicamente corretto e accompagnata da ottime scenografie, non è altro che un’accozzaglia di gag di terza mano e dialoghi scaduti e scadenti, che fanno sorridere solo a tratti e a patto che lo spettatore finga di non essere in grado di prevedere ciò che succederà nella sequenza successiva.

Ciò che fa più sorridere è forse l’ingenuità con cui si tentano di rivivificare grandi generi della commedia del passato: dal buddy-movie al femminile alla screwball comedy, passando per l’action-comedy; il tutto in mix con una smaccatamente evidente volontà di far emergere, in qualche malriuscita sequenza, una profondità dei personaggi che risollevi la credibilità della storia, la quale crolla invece sotto il peso di un’insignificanza che non lascia in piedi nulla.
Davvero una delusione per un regista che, in una pur breve filmografia, aveva dato qualche prova di un talento promettente e per il momento ha pesantemente disilluso.

Letizia Cilea

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