Fortunata

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Separata con una figlia da crescere, Fortunata vive tra mille problemi e sogna di aprire un negozio da parrucchiera. Forse solo lo psicologo della figlia potrà aiutarla

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Roma, quartiere Tor Pignattara, agosto. Fortunata (Jasmine Trinca), come tutte le mattine, è di corsa; prepara velocemente la figlia Barbara (Nicole Centanni) perché deve andare da una delle sue clienti per fare loro i capelli (pagata in nero, ovviamente). Fortunata è separata dal marito Franco (Edoardo Pesce), un poliziotto prepotente che, appena può, irrompe di nuovo nella vita di Fortunata. La giovane donna ha un aiuto nell’amico Chicano (impersonato da Alessandro Borghi) che, però, è un ex tossico con problemi di bipolarismo e che ha a carico la madre Lotte (Hanna Schygulla), un’ex attrice di teatro ormai preda dell’Alzheimer. Nella vita di Fortunata irrompe Patrizio (Stefano Accorsi), uno psicologo che prende in cura la piccola Barbara e che sembra poter aiutare anche la madre della bambina… La realtà, però, prende il sopravvento e Fortunata dovrà fare i conti ancora una volta con una vita che sembra non darle tregua e alcuna soddisfazione.

Fortunata è la sesta direzione per Sergio Castellitto, che si è definito un attore prestato talvolta alla regia. Un film forte, che lo stesso Castellitto ha definito romanzo popolare e che ruota attorno al personaggio di Fortunata impersonata con grande bravura da Jasmine Trinca che con Castellitto ha lavorato anche in Nessuno si salva da solo. Fortunata è una donna viva, vitale, passionale; una personalità difficile da gestire. L’ex marito Franco (molto bravo Edoardo Pesce) non trova altro modo che essere prepotente e violento con lei. Neanche Patrizio, capace all’inizio di far breccia nei sentimenti della ragazza, riesce alla fine a contenerla. Centrale per Fortunata è il rapporto strettissimo con la piccola Barbara, la figlia di 8 anni che è la sua vera ragione di vita e di riscatto, al di là del sogno del negozio di parrucchiere. Fuori dagli schemi è Chicano, l’amico di Fortunata interpretato da un convincente Alessandro Borghi che riesce a rendere le sfaccettature di una persona fragile, malata, tossicodipendente ma con un lato poetico che gli viene dalla madre Lotte.

Il film di Castellitto, quindi, è un’opera che si misura sulla bravura degli attori ben diretti proprio dal regista. Dove il film difetta è in alcune parti della sceneggiatura scritta dalla moglie Margaret Mazzantini, collaboratrice da anni di Castellitto. Soprattutto il personaggio che risulta più debole è quello di Accorsi in veste di psicologo, che prede la testa per Fortunata dimenticandosi completamente etica professionale e pazienti. Anche alcuni momenti chiave, come i risvolti del passato della protagonista, sembrano un po’ troppo frettolosi. Il film, comunque, non lascia indifferente lo spettatore anche se a volte i toni sono troppo accesi e agitati. Rimane un buon prodotto della cinematografia italiana anche se Castellitto aveva convinto maggiormente in film quali Non ti muovere (2004), Nessuno si salva da solo (2015) e nel surreale La bellezza del somaro (2010).  Il passaggio a Cannes 2017 contribuirà a dargli anche visibilità internazionale.

Stefano Radice

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