Forever Young

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Un gruppo di cinquantenni (e oltre) alle prese con il tempo che passa

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Un deejay cinquantenne che, per mestiere e attitudine, “fa” sempre il giovane viene messo ai margini dalla radio per la quale lavora, e confinato in orari impossibili, per far spazio a un ventenne insopportabile ma popolarissimo. Il suo capo, e amico, è un coetaneo con fidanzata giovanissima e bella, che però prende una sbandata per una donna di pochi anni più giovane, 47enne poco appariscente ma con cui può parlare di interessi in comune. Un’estetista che vive da sola viene spinta a vivere un’avventura da una sua cliente che colleziona “toy boy” per una sera: ma quando capiterà a lei di trovare un giovane aitante – che peraltro si innamora davvero – si troverà in un bell’impiccio. Un avvocato, vedovo e anziano ma che non accetta di esserlo, fa sport come un ragazzino finché il cuore non fa le bizze; il giovane e poco salutista futuro genero cerca di fargli mettere la testa a posto.

Sembrano le storielle esili dei film a episodi di una volta, che funzionavano anche bene negli anni 60. Oggi invece va molto il film corale, dove i personaggi si incrociano in meccanismi ricchi di equivoci che bene o male tendono poi a risolversi. Fausto Brizzi, dopo i primi successi del dittico di Notte prima degli esami (il primo, soprattutto, molto fresco e interessante), si è specializzato in questo tipo di film, salvo rare eccezioni. Ne vengono fuori film senza un vero baricentro, ma con storie disuguali, che funzionano a seconda delle gag, del tono (spesso volgare, stavolta tutto sommato un po’ meno), soprattutto degli attori che le interpretano. Qui è scatenato il deejay in crisi Pasquale Petrolo, in arte Lillo (senza il solito compare Greg: ma Petrolo ha già lavorato da solo, sia in commedie che nel piccolo ruolo del film d’autore da Oscar La grande bellezza), che riesce poi a tenere bene i duetti sia con il giovane che gli soffia il ruolo che con il “capo” Fabrizio Bentivoglio o l’ex moglie Luisa Ranieri. La Ranieri è personaggio più debole e banale e così pure l’amica / rivale Sabrina Ferilli che inizia un’improbabile storia con il figlio di lei. Bentivoglio dà il meglio di sé in coppia con Lorenza Indovina (riuscita la descrizione dell’inizio di un sentimento nuovo che si scopre sulle note di una vecchia canzone cantata insieme), ma è una storia che poi il film liquida un po’ malamente, dopo un fuoco d’artificio di equivoci – spesso poco credibili – che coinvolge anche, in un piccolo ruolo, l’ottimo caratterista Riccardo Rossi. E anche Teo Teocoli funziona meglio del previsto (al cinema non ha mai reso molto), grazie anche alla strepitosa spalla Stefano Fresi, mentre Nino Frassica è esilarante nel cameo di un frate di una radio cattolica.

Scritto dallo stesso Brizzi con il fidato collega e amico Marco Martani e la news entry in squadra del bravo Edoardo Falcone (sceneggiatore affermato e di recente regista in proprio con l’apprezzato Se Dio vuole), Forever Young si avvale di una suggestiva colonna sonora anni 80 – tra cui la canzone che dà il titolo al film, che non è quella di Bob Dylan ma l’omonima degli Alphaville – su cui spiccano Bonnie Tyler, i Dire Straits e l’inevitabile “Video Killed the Radio Star” dei Buggles. Ci sono momenti divertenti, gag azzeccate, spunti di osservazione sul reale – a partire dall’idea di fondo, dei cinquantenni e più che pateticamente non si rassegnano al tempo che passa – ma che poi rimangono fini a se stessi. Al regista, legittimamente, interessa solo intrattenere e divertire e rifugge da affondi davvero seri. Per carità. Ma non ci si può lamentare se alla lunga il pubblico si allontana, com’è avvenuto questa volta. Anche se a essere onesti è uno dei suoi film più decorosi, grazie appunto a molti attori in buona forma, a un bel ritmo, a una confezione professionale. Per chi si accontenta, ci si può passare un’ora e mezza con una certa gradevolezza.

 

Antonio Autieri

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Scrivo di cinema dal 1992. E dal 1994 dirigo giornali, giornalini, ora testate on line...