Fast & Furious: Hobbs & Shaw

Fast & Furious: Hobbs & Shaw

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Per salvare il mondo da un micidiale virus il vulcanico Hobbs e il taciturno Shaw devono unire le forze tra inseguimenti e scazzottate.

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Spin off della fortunata saga di Fast & Furious (il cui nuovo capitolo uscirà l’anno prossimo), questo film action (lo spunto spy è esile e raccontato in diretta al pubblico tanto da non poter quasi essere considerato tale) ne porta agli estremi gli stilemi narrativi. Inseguimenti spettacolari, battibecchi continui (pungenti, ma in fondo innocui), caratterizzazioni ipersemplificate (e per questo anche perfettamente funzionali allo scopo) e un’esaltazione del valore della famiglia, se possibile ancora più smaccata che nei film originali, sono gli ingredienti di una formula che sembra non stancare mai il pubblico.

Poco importa che la trama sia improbabile, la contrapposizione tra i due eroi a dir poco superficiale e il villain bidimensionale nonostante il carisma di Idris Elba nei panni di un “superman nero”. Del resto anche  Dwayne Johnson e Jason Statham sanno quello che il pubblico si aspetta da loro e dai loro personaggi. Uno è il gigante buono con un surplus di dolcezza destinata all’adorata figliola (e qualche battuta riservata al cameo di lusso di Ryan Reynolds), l’altro l’asciutto britannico (ma siamo anni luce da James Bond, sia chiaro) con una macchia da redimere… E una fascinosa e letale sorella (Vanessa Kirby, che dopo Mission: Impossible – Fallout si è specializzata negli action ad alto budget).

Da un capo all’altro del mondo in poche ore (si arriva perfino a Samoa dalla famiglia di Hobbs, una tribù idealizzata ma combattiva), passando per location che ormai da un film di genere all’altro cominciano a sembrare familiari, lo spettatore paga per salire su una giostra spettacolare in cui la morale finale è dichiarata (addirittura dal cattivone…) quasi all’inizio: i nostri due potranno vincere (facendo trionfare la loro umanità sulla tecnologia dell’avversario) solo se sapranno collaborare superando le antipatie e le diffidenze…
Un ammiccamento alla piaga delle fake news e ai pericoli dell’ingegneria genetica sono la decorazione finale di un “piatto cinematografico” che non pretende di essere più di quello che vende: spettacolo senza pensieri adatto praticamente a tutta la famiglia.

Luisa Cotta Ramosino