Everest

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Una spedizione per conquistare la vetta più alta del mondo si trasforma in una tragedia.

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Everest (id.)
USA 2015 – 121’
Genere: Avventura, drammatico, thriller
Regia di: Baltasar Kormákur
Cast principale: Josh Brolin, Emily Watson, Keira Knightley, Robin Wright, Sam Worthington, Jake Gyllenhaal, Jason Clarke
Tematiche: montagna, avventura
Target: da 14 anni

Una spedizione per conquistare la vetta più alta del mondo si trasforma in una tragedia.

Recensione

Everest segue un gruppo di scalatori durante un’ascensione che mette a repentaglio le loro vite. È una storia che a vederla pare incredibile, ma è basata su fatti realmente accaduti nel 1996. Con grande sfoggio di tecnica e di mezzi (è un film che da vedere su schermi molto ampi, meglio ancora se in 3D, e con un audio il più coinvolgente possibile per apprezzarlo al meglio), il regista ci trasporta nei luoghi frequentati da tutte le spedizioni che vogliono conquistare la montagna più alta della Terra, dalle condizioni proibitive che a ogni passo mettono a rischio la vita di chi la affronta. Tuttavia uno dei momenti chiave del film non si svolge in parete, ma quando, sotto la tenda del campo base uno dei componenti, lo scrittore ed alpinista Jon Krakauer (già autore del libro da cui venne tratto il film Into the Wild sull’avventura e morte di Chris McCandless) chiede in tutta sincerità ai suoi futuri compagni di cordata perché vogliano cimentarsi in un impresa a rischio della vita. Alla spavalderia e a una buona dose di “superomismo”, fa spazio un’imbarazzata sincerità: chi vuole apparire migliore agli occhi dei propri figli, chi vuole riuscirci dopo un altro tentativo fallito, chi vuole completare la serie delle cime superiori agli 8000 metri, chi semplicemente (come molti alpinisti nel corso della storia) “perché la montagna è là”. Va da sé che cotanta hubris esigerà il suo pesante pedaggio, e alcuni di loro non faranno ritorno.
Il regista islandese Baltasar Kormákur (che debuttò in patria con l’enorme successo, anche internazionale 101 Reykjavik, e che poi ha girato a Hollywood vari film tra cui Contraband e Cani sciolti) controlla abilmente il film tra i suoi due punti focali: l’autorità della natura e l’innato desiderio umano di sfidarla. Jason Clarke interpreta Rob Hall, fondatore e guida di “Adventure Consultants”, una delle società che offrono ad alpinisti di tutto il mondo la possibilità (al prezzo di 65.000 dollari, però) di scalare l’Everest, una montagna le cui difficoltà “tecniche” sono inferiori ad altre cime, e per questo affrontabili anche da chi non possiede competenze da rocciatore. Questo però causa un fenomeno che da tempo interessa le autorità nepalesi, che dall’afflusso di scalatori ricavano lauti guadagni: l’affollamento di cordate che, nella scarsa finestra temporale più propizia, si accalcano durante l’estate al campo base, intasando le vie e rendendo molto più lenta l’ascesa e la discesa, con un esponenziale aumento del rischio a fronte dei repentini mutamenti meteorologici (come ricorda anche una delle guide nel film, “L’Everest il tempo se lo fa da sé”). Infidi crepacci, superlavoro degli sherpa, una certa dose di incoscienza, errori tecnici uniti a un repentino arrivo di una tempesta di neve saranno tutti fattori che incideranno sui componenti della spedizione e sul loro destino. Il continuo collegamento col campo base e, attraverso i satellitari, con i propri cari rende ancora più drammatici alcuni passaggi, siano essi la determinazione di una donna (Robin Wright, che nel film interpreta la moglie di Beck Weathers, che in tempo reale organizza dal Texas una mobilitazione internazionale per inviare un elicottero di soccorso), sia l’umana disperazione di un’altra donna (Keira Knightley, nei panni della moglie incinta di Rob) che al telefono attende notizie del marito disperso. Si poteva fare di più per salvare delle vite umane? Il regista non emette giudizi, ma dalle polemiche e le accuse reciproche iniziate poco dopo la presentazione del film al festival di Venezia, si intuisce che quelle morti continueranno a pesare ancora per molto tempo sulle coscienze dei loro compagni.
Quanto alla resa complessiva, Everest mette in scena tanti personaggi interpretati da un cast folto e di nome. Tra i tanti attori noti, oltre ai già citati, ci sono Jake Gyllenhaal, Emily Watson, Sam Worthington e Josh Brolin. Quasi tutti, in effetti, meno incisivi che in altre loro prove, dal momento che non è certo la definizione dei caratteri e delle motivazioni dei personaggi il punto forte del film. Ma il film rimane un grande esempio di cinema di genere, tra l’avventura e il catastrofico, girato – anche in Italia, fra l’altro, in Alto Adige e a Cinecittà – con il meglio dei mezzi e dei talenti hollywoodiani.

Beppe Musicco

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