Ella & John

Ella & John

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Ella e John sono due coniugi, anziani e non troppo in salute, che scappano dai figli e partono in camper per un viaggio sorprendente

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Parte come un’avventura buffa e spericolata quella dei due anziani coniugi John e Ella Spencer, entrambi malati, che sfuggono al controllo dei due figli – e alle cure mediche – e partono all’improvviso dalla loro casa nel Massachusetts senza avvisarli e lasciandoli nella costernazione. Non sanno quali siano le loro motivazioni, ma le loro condizioni di salute non possono farli stare tranquilli. John ha l’Alzheimer e alterna momenti di lucidità e tenerezza ad altri di assenza, Ella sembrerebbe star meglio, ma invece – lo capiamo pian piano – ha una brutta malattia. Ed è lei, motore della vicenda di Ella & John, a trascinare il marito nel viaggio sul vecchio camper, soprannominato Leisure Seeker (ovvero, cercatore di piacere o di svago) che li aveva visti girare l’America. Ci saranno notti passate nei camping come quando erano giovani, incontri surreali, litigi furibondi, fughe e riappacificazioni mentre i ricordi di una vita si accavallano (ancora di più nella confusa mente di John, con esiti tragicomici), tra vecchie foto e segreti che riemergono all’improvviso. Mentre i figli, che non sanno nemmeno dove siano i genitori (senza cellulare), nelle rare telefonate ricevute cercano di convincerli a tornare indietro. Loro, prima, vogliono arrivare in Florida, a Key West, per vedere la casa di Hemingway, scrittore tanto amato da John (professore di letteratura in pensione, ancora con un bell’eloquio quando sta bene).

Tornato in concorso alla Mostra di Venezia 2017 (a vent’anni da Ovosodo), e reduce dal grande successo di La pazza gioia, Paolo Virzì dirige il suo primo film internazionale in lingua inglese, girato negli Usa (dove aveva già lavorato ai tempi di My name is Tanino). Partendo da The Leisure Seeker, romanzo di Michael Zadoorian (uscito in Italia come In viaggio contromano) che dà il titolo originale al film e che è stato adattato insieme ai cosceneggiatori Francesco Piccolo, Francesca Archibugi e Stephen Amidon, Virzì costruisce l’impianto della storia sul carisma e sulla classe dei due strepitosi protagonisti, Helen Mirren (candidata ai Golden Globes) e Donald Sutherland, che insieme duettano a meraviglia (ovviamente, pur essendo un film di produzione completamente italiana, sarebbe il caso di vederlo in lingua originale per quanto i due protagonisti siano ben doppiati da Ludovica Modugno e Giancarlo Giannini). Ella & John ripete in maniera lineare e poco sorprendente lo schema di tante avventure on the road (con musica adeguata allo stile ammiccante al periodo delle libertà anni 70, si nota nel finale un brano di Janis Joplin), dove accade tanto, forse troppo, e alcuni episodi risultano esilaranti in sé ma magari slegati; mentre altri inteneriscono lo spettatore. E se è bene non dare troppi dettagli sullo sviluppo della storia, lo spettatore accorto capisce in fretta dove si va a parare. Anche perché il film si inserisce in una ricca casistica di film sulla malattia e sulla vecchiaia, e tra risate e momenti di commozione, tra la bravura degli interpreti e la bellezza dei paesaggi senza dimenticare alcune sottigliezze psicologiche, il tutto risulta ben confezionato e diretto ma anche un po’ prevedibile. Come lo è anche la visione dell’America, che rimane sullo sfondo ma spiace un po’ nella sua comica semplificazione, come è d’uso quando un regista europeo si avvicina al Grande Paese un po’ stupito e parecchio perplesso e a tratti sarcastico. Non molto convincente l’idea che due malati se ne vadano in giro così, anche se questa è la sospensione di incredulità che il cinema ci chiede sempre e che in fondo era alla base anche de La pazza gioia. Diciamo che qui, a tratti, l’equilibrio tra sentimento e vis comica ci sembra meno riuscito, pur con molti momenti godibili.

La mano di Virzì, onestamente, non si vede molto (dietro alla macchina da presa ci potrebbe essere qualunque regista “di mestiere”, magari anglosassone: ci viene in mente l’ultimo Stephen Frears): si intravede più il romanzo che c’è dietro. E in effetti si tratta di un lavoro su commissione del produttore, occasione peraltro positiva per cercare di uscire dai confini e puntare magari a una carriera internazionale (ma crediamo che Virzì possa fare meglio in patria). Se dobbiamo dire che Ella & John ci ha entusiasmato, non saremmo sinceri; anche a causa di un finale su cui avremmo obiezioni di vario tipo. Ma è difficile esporle senza violare il patto di segretezza con il lettore. Basti dire che dopo un lungo viaggio, l’epilogo è quanto meno brusco e frettoloso. Si può dire che il Virzì “italiano”, quello che amiamo di più da Ferie d’agosto e Ovosodo a La pazza gioia, un finale così poco “arioso” sui personaggi non l’avrebbe fatto?

Antonio Autieri

 

 

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Scrivo di cinema dal 1992. E dal 1994 dirigo giornali, giornalini, ora testate on line...