Edge of Tomorrow – Senza domani

Edge of Tomorrow – Senza domani

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In guerra contro feroci alieni, un soldato riluttante si trova a rivivere all’infinito lo stesso giorno

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Tratto dal graphic novel All You Need Is Kill del fumettaro giapponese Hiroshi Sakurazaka, Edge of Tomorrow rivela in realtà il proprio debito (tutto cinematografico) con il celebre “fantasy filosofico” Ricomincio da capo, memorabile commedia giocata sul paradosso temporale in cui resta incastrato un borioso anchorman televisivo, condannato a ripetere all’infinito la stessa giornata. Il concept (che viene enunciato per la prima volta da Nietzsche come paradosso nella Gaia scienza) è stato variamente ripreso negli anni e, oltre al remake italiano È già ieri con Antonio Albanese, conta diverse riletture fantascientifiche (al cinema nell’intrigante Source Code, alla tv con una puntata di Star Trek: The Next Generation e con una di X-Files) e una declinazione horror nel racconto a fumetti Il giorno del licantropo (Dylan Dog n. 277). Buon ultimo, ma non per questo senza il solito sorriso sulle labbra, arriva Tom Cruise, diretto da quel Doug Liman che, avendo in curriculum The Bourne Identity – l’episodio meno riuscito della saga ma pur sempre il primo – qualche credenziale se la porta dietro. ,Qui il nostro minuscolo eroe (reso più statuario da un esoscheletro che indossa per buona parte del film) è William Cage, un maggiore dell’esercito americano, esperto di comunicazione con nessuna esperienza sul campo, che viene incastrato da un infido generale e mandato sul fronte a combattere corpo a corpo contro ferocissimi alieni che hanno invaso la terra. Praticamente una condanna a morte. Senza alcun addestramento e competenza militare, il nostro viene subito falcidiato dalle forze nemiche (in una spettacolare battaglia che dovrebbe essere la versione interplanetaria del D-Day), salvo risvegliarsi, sano e salvo, la mattina prima del combattimento, preso a calci da un sergente che lo invita a unirsi alle altre reclute. Sconvolto, Cage si rituffa nella mischia ma, ogni volta che viene colpito a morte, si risveglia nello stesso identico istante del giorno prima. Ogni giorno, va da sé, il nostro riesce a sopravvivere più a lungo e in maniera diversa ma questo non basta né a raccapezzarsi né a evitare la morte, giacché lo stesso giorno che Cage è condannato a ripetere in eterno è anche quello in cui gli alieni avranno definitivamente ragione dell’umanità intera. Le risposte, quasi tutte, ce le ha una pluridecorata e tostissima eroina di guerra, l’unica a credere alla sua storia.,Edge of Tomorrow è innanzitutto un blockbuster citazionista, il cui meccanismo di riciclo del “già visto”, che gioca sulla riconoscibilità dei cliché del genere, si rivela tra l’altro del tutto funzionale alla storia. Così nell’impasto finiscono, oltre ai già citati Ricomincio da capo e Source Code, anche i vari Aliens, Starship Troopers (da entrambi l’idea di una guerra tra gli enormi alieni insettiformi e l’umanità militarizzata), 28 giorni dopo (con l’epicentro bellico spostato in Europa e l’apocalisse portata nelle piazze di Londra e nelle campagne inglesi), ma anche Inception e Oblivion (l’idea della prigione temporale e del “risveglio” dall’incubo). Per non farsi mancare proprio niente, arriva anche la scena di Cruise a cavalcioni della moto, memore di Top Gun e di M:I-2 (ma alla saga di Mission:Impossible si rifà anche l’idea del compito da gestire strategicamente prevedendo nei dettagli le mosse dell’avversario). ,L’uso della grammatica del genere e delle fonti pregresse è talmente sfacciato che, nel primo terzo del film, lo spettatore ha ragione di credere che tutta la vicenda si svolga all’interno di un videogioco e che il protagonista altro non sia che l’avatar di un giocatore, convinto (come Buzz Lightyear di Toy Story) di essere una persona reale. Possibile che i soldati siano sboccati, i sergenti carogne e i generali ottusi, come se ognuno dovesse obbedire a un ruolo già scritto? Poi, con l’entrata in scena dell’“Angelo di Verdun” (l’eroina interpretata da Emily Blunt), il film improvvisamente decolla, si sgancia dalle pesantezze dell’incipit e trascina lo spettatore in una coinvolgente drammaturgia che qualche ideuzza originale dimostra pure di avere in serbo. Più che sulle spalle di Cruise, che comunque non dispiace nelle vesti iniziali dell’imbranato e che rende credibile il suo arco di maturazione, il film poggia su quelle ben più robuste della magnetica Emily Blunt, perfettamente a suo agio in un ruolo che era facile far scadere nella maniera e che invece l’attrice riesce a rendere complesso e sfaccettato. ,Non bisogna aspettarsi altezze metafisiche da questo film (almeno non le stesse raggiunte da Ricomincio da capo, che fu inserito anni fa nel percorso di una mostra al MOMA di New York dedicata al concetto teologico di Deus Absconditus), che ha giustamente l’unico intento di divertire e che si gusta da cima a fondo, stuzzicando qua e là l’intelligenza dello spettatore. ,Raffaele Chiarulli

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