Due giorni, una notte

Due giorni, una notte

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Un'operaia ha due giorni per salvare il proprio lavoro, cercando la solidarietà dei colleghi: per non essere licenziata deve convincerli a rinunciare al loro bonus economico.,

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Sandra, operaia di una piccola ditta, rischia il posto di lavoro. Anzi, l’ha già perso: la crisi reclama il taglio di una “unità lavorativa” (ma dietro i motivi economici si nasconde la voglia di liberarsi di una persona poco produttiva, a causa di passate crisi depressive). Una decisione avallata perfino dal voto dei colleghi, istigati da un superiore e allettati da un bonus da mille euro. Ma il “capo” offre a Sandra la possibilità di rimettere ai voti la proposta appena approvata: accettare il licenziamento di una di loro in cambio del famoso bonus. Serve una nuova votazione, stavolta segreta e quindi libera. E occorre convincere la maggioranza dei colleghi: nonostante la sua ritrosia a parlar loro apertamente, ma incoraggiata da un’amica e dal marito (e sostenuta dall’amore per i due figli), Sandra inizia una peregrinazione nel breve volgere – ma che per lei è interminabile – di un angoscioso weekend: casa per casa, incontro per incontro, cerca di far breccia nel cuore di chi lavora con lei. Le risposte sono le più diverse: chi accetta di buon grado e anzi la incita ad andare avanti, chi tentenna, chi rifiuta violentemente, chi ha paura della reazione del proprio coniuge… Ce la farà a metterli di fronte alla loro coscienza e a convincerli, ma soprattutto a non crollare sotto il peso della vergogna e della fragilità?

I fratelli belgi Luc e Jean-Pierre Dardenne hanno fatto dell’adesione alla realtà, scomoda e dura, il marchio di fabbrica del loro cinema. Dal primo, piccolo film La promessa a metà anni 90, seguito da Rosetta, Il figlio, L’enfant e Il matrimonio di Lorna, fino al precedente Il ragazzo con la bicicletta (tutti premiati al festival di Cannes, due volte con la Palma d’oro), i Dardenne hanno scelto i più umili come oggetto delle loro storie, spesso incentrate sul lavoro (ma anche sui sentimenti), asciutte fino al rigore – senza alcun orpelli, spesso senza nemmeno commento musicale – ma intrise di pietà. Eredi spirituali del grande maestro francese Robert Bresson, negli ultimi due film hanno mantenuto il rigore temperandolo con un respiro umano maggiore che ne facilità l’apprezzamento da parte di platee più ampie dei cinefili duri e puri (che, non a caso, si sono raffreddati nei loro confronti), anche grazie a interpreti popolari. Se ne Il ragazzo con la bicicletta c’era la connazionale Cecile de France (nota in tutta Europa ma attiva anche negli Usa, come in Hereafter di Clint Eastwood), stavolta troviamo Marion Cotillard, star francese spesso impegnata a Hollywood (ha lavorato due volte con Christopher Nolan, in Inception ed era nell’ultimo film di Batman, Il cavaliere oscuro – Il ritorno). In questo film, che mostra la grandezza e la meschinità dell’animo umano – la crisi tira fuori il meglio e il peggio dalle persone – la Cotillard accetta un aspetto quanto mai dimesso, per interpretare un personaggio toccante e che non si dimentica, in una storia che tiene con il fiato sospeso fino all’ultimo (e chi prima di aver visto il film teme di capire troppo, anche se non sveleremo certo come va a finire la sua impresa, si fermi pure qui nella lettura). Come non si dimentica quel marito (l’attore belga di origine italiana Fabrizio Rongione, spesso utilizzato dai Dardenne) che non molla mai una moglie sempre sul punto di crollare, le sta vicino, la sprona a riconoscere quel che lei ha (la loro unione: che bella la scena in cui la fa sorridere e cantare in auto) e la spinge a non desistere in una lotta in cui in palio non c’è solo un posto di lavoro, ma soprattutto il rispetto di se stessa. Quando starà per venir meno, sarà la sua voce a impedirle di arrendersi. Un film potente (e con un finale bellissimo), tra i migliori dei Dardenne, che conferma la loro sensibilità e passione per un’umanità fragile ma orgogliosa, indifesa e vera.

Antonio Autieri

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Scrivo di cinema dal 1992. E dal 1994 dirigo giornali, giornalini, ora testate on line...