Dickens – L’uomo che inventò il Natale

Dickens – L’uomo che inventò il Natale

- in AL CINEMA, FILM, INTERESSANTE
3965
Commenti disabilitati su Dickens – L’uomo che inventò il Natale

Il racconto di come Charles Dickens, scrittore in crisi e in preda al blocco dello scrittore, ha dato vita al suo racconto più bello: Canto di Natale.

Download PDF

Londra, 1843. Charles Dickens è in crisi. Dopo l’enorme successo di Oliver Twist e i pesanti flop di Barnaby Rudge e Martin Chuzzlewit, lo scrittore inglese ha perso l’ispirazione e non sa da dove ricominciare. Le idee vengono meno, gli editori non gli accordano più fiducia né gli fanno credito, i giudizi dei colleghi si fanno insidiosi, la competizione con W.M.Thackerey, sempre pronto a sminuirlo nelle recensioni, è per lui insostenibile e la famiglia numerosa, con un quinto figlio in arrivo, e lo stile di vita costoso e stravagante pesano come macigni sulle sue spalle. A questo disagio esistenziale e professionale si aggiunge la pesante presenza fisica di un padre fanfarone e sempre al verde e i numerosi fantasmi del suo passato che di tanto in tanto tornano a tormentarlo.

A offrirgli la soluzione per la ripresa economica è una giovane domestica irlandese che, una sera come tante, intrattiene i figli dell’autore con una favola popolare e illumina lo scrittore, donandogli lo spunto per una storia con protagonisti tre fantasmi del Natale – del passato, del presente e del futuro – alle prese con un tirchio misantropo. Con sole sei settimane di tempo a sua disposizione, quella della genesi di Canto di Natale è per Dickens una vera e propria sfida.

Presentato al Festival di Torino, Dickens – L’uomo che inventò il Natale è tratto dall’omonimo libro di Les Standford e indaga da un punto di vista del tutto inedito la nascita di questo racconto intramontabile, che da quasi due secoli è fonte di ispirazione per cinema e letteratura. Adattato dalla sceneggiatrice Susan Coyne e diretto dal regista indiano Bharat Nalluri, il film è pregevole nella ricostruzione scenografica e nelle ambientazioni storiche dell’epoca vittoriana – girato in parte nell’immenso set della Londra vittoriana creato per la serie tv Penny Dreadfull – e infonde pathos al dramma dello scrittore, un Dickens giovane e moderno che è ansioso, impulsivo e narcisista ma al tempo stesso carismatico, amorevole e caloroso, e crea un evidente parallelismo tra la storia dell’autore e quella di Scrooge. Non appena il buon Dickens apre gli occhi e scruta con attenzione ogni angolo remoto della Londra di quel periodo, si concretizzano davanti a lui i principali personaggi della sua storia: un vecchio solo e burbero incrociato durante una fredda notte buia in un cimitero davanti alla tomba del suo partner diviene Scrooge, un cameriere di nome Marley trova spazio tra le pagine del suo fedele taccuino, il nipote disabile ispira il personaggio del povero Tim e così via. E pian piano, questi personaggi prendono forma e vita in un gioco narrativo metatestuale, alimentando una storia nella storia, e si materializzano in carne e ossa nell’ufficio dello scrittore, stuzzicandolo e incalzandolo con continue questioni e invitandolo a porsi delle domande non solo sullo sviluppo narrativo della storia, ma soprattutto sui suoi personali disagi. Dickens fa così i conti con i problemi irrisolti del suo passato e con il risentimento radicato e profondo che nutre nei confronti di quel padre, amorevole ma disgraziato, che da piccolo lo mise nella condizione di dover persino lavorare – proprio come il piccolo Oliver Twist – in una fabbrica sporca e fatiscente, alle prese con persone spregevoli e ripugnanti.

In un perfetto mix nel quale i momenti della vita vera si alternano con la finzione, e i sogni si incrociano con le visioni dell’autore, il film infonde drammaticità alla storia e dona nuova speranza a chi, attraverso la vicenda dello spilorcio Ebenezer Scrooge, riesce a dare un nuovo senso al Natale, grazie a un racconto che è metafora di carità e benevolenza, perdono e redenzione.

L’approccio è un po’ troppo teatrale e la storia, ormai nota a tutti, non sorprende più di tanto e forse non emoziona come dovrebbe o potrebbe. La narrazione è a tratti divertente, la scrittura sicuramente ricercata, la regia leggera ed equilibrata – nel tentativo di alternare humor ed energia – ma la vicenda è indebolita proprio da questa scelta poco vincente di intrecciare in unico racconto i diversi piani delle storie, trasmettendo la sensazione di trovarsi di fronte a qualcosa di decisamente già visto.

Ottima l’interpretazione di Christopher Plummer, perfetto nel ruolo di un Ebenezer Scrooge sarcastico, cinico e incredulo, così come quella di Dan Stevens (Matthew Crowley di Downton Abbey) abile nel trasmettere il disagio di un autore contraddittorio come Dickens attraverso le smorfie del volto e i movimenti del  corpo. Ai due si aggiunge un cast di tutto rispetto e all british dove figurano Jonathan Pryce nel ruolo del padre di Dickens, Morfydd Clark, in quelli della moglie Kate, Anna Murphy in quello delle domestica musa ispiratrice e Justin Edwards in quello di migliore amico e agente di Charles.

Marianna Ninni

About the author