Deepwater – Inferno nell’oceano

Deepwater – Inferno nell’oceano

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La rievocazione del più grande disastro petrolifero della storia americana.

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Solida ricostruzione del disastro della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, avvenuto nell’aprile del 2010. Dirige Peter Berg (Battleship, Lone Survivor) e dirige bene quello che probabilmente è il suo miglior film: negli spazi angusti della piattaforma, dove è ambientata gran parte della vicenda, Berg lascia ai margini retorica e sentimentalismo per concentrarsi sui fatti e sull’azione raccontati con un taglio assai realistico e senza troppi fronzoli.

Diviso in tre blocchi – una prima parte dal taglio più didascalico, una parte centrale molto efficace sul piano dello spettacolo e della tensione e una conclusione dolorosa e commovente – Deepwater convince sia sul piano meramente tecnico e narrativo, sia sul piano dell’elaborazione dei personaggi. Se è vero che parecchi personaggi secondari vengono lasciati sullo sfondo e incidono poco (compreso il personaggio di Malkovich, cattivo ma anche molto convenzionale), fanno la differenza il capitano Jimmy interpretato da un grande Kurt Russell e il capo degli elettricisti impersonato da Wahlberg, impegnato finalmente in un ruolo non muscolare. Convincono loro due per il taglio verosimile con cui gli sceneggiatori hanno confezionato i loro personaggi: non supereroi improbabili, ma gente con la testa sulle spalle, scrupolosi nel proprio lavoro e, soprattutto, attenti ai colleghi. Gente normale, insomma, in cui lo spettatore può riconoscersi: uomini chiamati a star di fronte a una realtà tragica e immane, più grande di loro a cui cercano di rispondere, almeno secondo le proprie forze e possibilità. Innanzitutto uomini, sembra dire Berg che mette in piedi una grande drammatizzazione senza eccedere mai né in discorsi né in durezze evitabili, anzi rimanendo fedele anche nei dettagli a un evento tragico causato da tante inadempienze ed errori umani. Ma sottolineando pure come la differenza, anche nel bene e non soltanto nel male, la facciano gli uomini, la loro intelligenza, la loro affezione all’altro.

Simone Fortunato

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