David, il trionfo di Garrone

David, il trionfo di Garrone

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Nove premi per “Dogman”, tra cui miglior film e regia. Molto bene anche “Sulla mia pelle”, con tre premi importanti (e il David Giovani)

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28 marzo 2019

Nove premi, tra cui i due più importanti ovvero miglior film e miglior regia per Dogman di Matteo Garrone, trionfatore assoluto della 64ª edizione dei premi David di Donatello, assegnati ieri sera dall’Accademia del Cinema italiano. Ma l’altro vincitore è sicuramente Sulla mia pelle di Alessio Cremonini, sul caso dell’omicidio di Stefano Cucchi: 3 statuette di peso (oltre al David Giovani assegnato da 3000 studenti delle scuole italiane), ovvero miglior produttore, miglior attore protagonista con lo straordinario Alessandro Borghi e miglior regista esordiente. Con qualche dubbio su questo premio: Cremonini diresse anni fa un film, Border, passato in festival internazionali anche importanti (Toronto, per dire) ma mai uscito nelle sale; a norma di regolamento dei David è tutto in regola, ma evidente la disparità con giovani autori alla loro vera prima esperienza nel lungometraggio (tipo i fratelli D’Innocenzo per quel gran debutto che è La terra dell’abbastanza). Altro grande dispiacere, per chi scrive: Borghi è bravissimo, e chissà quanti David vincerà nella sua carriera (già con Il primo re tra un anno prevediamo quanto meno l’ennesima nomination: sarebbe la sesta); ma Marcello Fonte, strepitoso protagonista di Dogman senza il quale il film non sarebbe stato lo stesso – come ha ammesso lo stesso Garrone portandoselo sul palco mentre ritirava il suo premio da regista – avrà altre simili occasioni? Il nostro cuore batteva per lui, lo ammettiamo. Oltre tutto, dopo il premio a Cannes e agli EFA (gli “Oscar europei”) è quasi una beffa non essere premiati in patria. Ma ci vediamo più sfortuna che ingiustizia: tra due prove come di Fonte e Borghi era difficilissimo scegliere (abbiamo sperato in un impossibile ex aequo…).

Detto questo, è difficile trattenere la nostra grande soddisfazione per il trionfo di questi due film, a nostro parere davvero i due migliori film dell’anno. In assoluto Dogman, che unisce la visionarietà di Garrone – capace di trasformare una orribile storia di cronaca nera in un racconto duro ma anche ricco di squarci lirici incredibili – alla qualità tecnica complessiva (fotografia e scenografie fantastiche), ad attori messi nelle condizioni di creare personaggi memorabili (non solo Fonte, ma anche Edoardo Pesce come non protagonista, in un ruolo da “cattivo” certo difficilissimo, e giustamente premiato).

Quanto a Sulla mia pelle, che invece la realtà dell’omicidio Cucchi la racconta (incidendo anche, dopo, sulla realtà stessa: quante ammissioni sono arrivate a seguito del film, rompendo finalmente il muro dell’omertà), era difficile resistere alla tentazione del film politico e civile tutto indignazione e dito puntato contro Polizia e Carabinieri; e invece Alessio Cremonini ha fatto altro (non si vede nemmeno il pestaggio mortale, che accade fuori scena), rispettando il dolore di quella vicenda, raccontando il povero Stefano e la sua famiglia (si parla sempre della sorella Ilaria, coraggiosissima, ma del film ci sono rimasti ne cuore quei meravigliosi genitori), in una parabola amarissima e indimenticabile (fra l’altro con echi religiosi che ci hanno spiazzato ed emozionato), che fa fremere chiunque ami la giustizia e la verità senza bisogno di schierarsi da una parte o dall’altra. Perché non è solo un film sul caso Cucchi, ma sulla pavidità di tante persone che vedono fare il male e, potendo tentare di opporsi, chiudono gli occhi o si voltano dall’altra parte.

Gli altri film che avevano tante candidature si dividono le briciole o rimangono a bocca asciutta: la sceneggiatura non originale per Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino, due premi a Loro di Paolo Sorrentino (tra cui per la protagonista, Elena Sofia Ricci), di cui si è notata l’assenza (ma mancava anche Toni Servillo: scelta concordata?), non proprio una cosa elegante quando si perde, avendo avuto il suo film 12 candidature ma nessuna legata a lui (film, regia, sceneggiatura), due premi minori a Capri-Revolution di Mario Martone. Tre film che non ci sono piaciuti, onestamente, tecnicamente ben fatto quello di Guadagnino con una regia elegante (ma anche molto manierismo), con qualche apporto tecnico-artistico che è stato giusto premiare nel caso degli altri due titoli, ma onestamente le tante candidature ci sembravano fin troppe.

Nessun premio invece a Euforia e Lazzaro felice, film interessanti e sinceri, ma per noi non del tutto convincenti. Un premio anche a Il vizio della speranza (film imperfetto, bello e sfortunato), con la strameritata vittoria di Marina Confalone – la quinta in carriera! – come attrice non protagonista. Tra gli altri premi, quello per il miglior documentario è andato giustamente a Santiago, Italia di Nanni Moretti. Già nota era poi la vittoria di Roma di Alfonso Cuarón come miglior film straniero e il David alla carriera a Tim Burton, i David speciali a Dario Argento, Francesca Lo Schiavo e Uma Thurman, e il premio del pubblico (al film con il maggior numero di presenze nel 2018) per A casa tutti bene di Gabriele Muccino.
Insomma, meglio di così per noi era quasi impossibile, in un’annata non particolarmente ricca ma comunque con tanti talenti (qualche esordiente, tanti attori e attrici molto brave) che arricchiscono il nostro cinema. Ma almeno, i meriti – soggettivi, ovviamente, per i nostri gusti – sono stati rispettati.

Per concludere, dalla lunga diretta su Rai 1 – che ha citato più volte le promozioni Cinema Days (3 euro in tutti i cinema dall’1 al 4 aprile) e la grande campagna estiva, con tanti film di ogni genere che sulla carta dovrebbe essere un gran successo (speriamo…) – ci rimane una delusione, per come è stata sprecata la ricorrenza dei vent’anni dall’Oscar per La vita è bella (richiamo frettoloso, mal gestito, con tanto di richiesta di standing ovation del presentatore Carlo Conti per un imbarazzatissimo Roberto Benigni); era meglio far finta di essersi dimenticati che buttarla via così (e nemmeno i ricordi dei tanti morti illustri ha suscitato le emozioni che in altre premiazioni vengono molto meglio).

E poi il finale, con due dichiarazioni da sottolineare. Prima con la frase  di Alfonso Cuarón che ha ringraziato Netflix (come anche Cremonini e i suoi produttori), nome che avrà creato qualche brivido in sala a un po’ di distributori ed esercenti presenti in sala (peraltro anche tutti i premiati di Sulla mia pelle avevano stracitato la piattaforma), la Cineteca di Bologna con il suo direttore Gianluca Farinelli che ne ha curato il passaggio in sala e – piccolo colpo di scena – la Lucky Red di Andrea Occhipinti (già partner di Netflix per Sulla mia pelle), «per il grande supporto al film nelle sale italiane». Peccato che nessuno, ufficialmente, avesse mai parlato di questo ruolo di Lucky Red, anche se era evidente che la Cineteca, che distribuisce con merito vecchi film rieditati, non potesse “supportare” da sola un’operazione impegnativa come l’uscita – ancorché limitata – per tre giorni del film; poi per fortuna andato avanti a lungo in alcune sale. Però: non si poteva dirlo apertamente, Occhipinti? Perché nascondere quello che ai più maliziosi sembrava evidente, ovvero che si è creato un’asse tra l’azienda italiana e la piattaforma? Vedremo come e con chi usciranno in Italia – se usciranno – i prossimi film in sala con la N rossa su fondo nero.

Quasi in risposta a tante sviolinate per la piattaforma digitale più nota, ricevendo il premio per il miglior film da Piera Detassis (presidente dell’Accademia David di Donatello), Matteo Garrone molto contento per i 9 premi ha aggiunto: «È una serata speciale, si è parlato dell’importanza di tornare al cinema d’estate. Oggi purtroppo c’è la tendenza a vedere i film a casa, sulle piattaforme digitali, con televisori sempre più grandi mentre ho paura che i cinema diventino sempre più piccoli. Rendiamo grandi anche le sale dei cinema». Al netto di tanti bellissimi cinema (anche piccoli…), gestiti da esercenti coraggiosi, che forse Garrone non conosce, l’autore non ha tutti i torti; è una paura in parte condivisibile. Ma per fortuna che c’è sempre chi investe per aprire anche grandi e nuove strutture, magari mal viste da troppi autori (non Garrone, c’è da scommetterci, visto il cinema “visivo” che realizza) perché troppo “moderne”.

Antonio Autieri

 

TUTTI I VINCITORI DELLA 64ª EDIZIONE

MIGLIOR FILM
Dogman – Prodotto da ARCHIMEDE, LE PACTE con RAI CINEMA per la regia di Matteo GARRONE

MIGLIOR REGIA
Matteo GARRONE per Dogman

MIGLIORE REGISTA ESORDIENTE – PREMIO GIAN LUIGI RONDI
Alessio CREMONINI per Sulla mia pelle

MIGLIORE SCENEGGIATURA ORIGINALE
Matteo GARRONE, Massimo GAUDIOSO, Ugo CHITI per Dogman

MIGLIORE SCENEGGIATURA NON ORIGINALE
James IVORY, Luca GUADAGNINO, Walter FASANO per Chiamami col tuo nome

MIGLIOR PRODUTTORE
CINEMAUNDICI, LUCKY RED per Sulla mia pelle

MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA
Elena Sofia RICCI per Loro

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA
Alessandro BORGHI per Sulla mia pelle

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Marina CONFALONE per Il vizio della speranza

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Edoardo PESCE per Dogman

MIGLIOR AUTORE DELLA FOTOGRAFIA
Nicolaj BRÜEL per Dogman

MIGLIORE MUSICISTA
Sascha RING, Philipp THIMM per Capri-Revolution

MIGLIOR CANZONE ORIGINALE
“MISTERY OF LOVE” musica, testo e interpretazione di Sufjan STEVENS per Chiamami col tuo nome   

MIGLIORE SCENOGRAFO
Dimitri CAPUANI per Dogman

MIGLIORE COSTUMISTA
Ursula PATZAK per Capri-Revolution

MIGLIOR TRUCCATORE
Dalia COLLI, Lorenzo TAMBURINI per Dogman

MIGLIOR ACCONCIATORE
Aldo SIGNORETTI per Loro

MIGLIORE MONTATORE
Marco SPOLETINI per Dogman

MIGLIOR SUONO
Presa diretta: Maricetta LOMBARDO – Microfonista: Alessandro MOLAIOLI – Montaggio: Davide FAVARGIOTTI – Creazione suoni: Mauro EUSEPI, Mirko PERRI – Mix: Michele MAZZUCCO per Dogman

MIGLIORI EFFETTI VISIVI
Victor PEREZ per Il ragazzo invisibile – Seconda generazione

MIGLIOR DOCUMENTARIO
Santiago, Italia di Nanni MORETTI

DAVID DELLO SPETTATORE
A casa tutti bene di Gabriele Muccino

MIGLIOR FILM STRANIERO
Roma di Alfonso Cuarón (Netflix)

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO
Frontiera di Alessandro DI GREGORIO

3.000 studenti degli ultimi due anni di corso delle scuole secondarie di II grado hanno votato per il David Giovani.

DAVID GIOVANI
Sulla mia pelle di Alessio CREMONINI

PREMIO ALLA CARRIERA – DAVID FOR CINEMATIC EXCELLENCE 2019
Tim Burton

DAVID SPECIALE
Dario Argento
Francesca Lo Schiavo
Uma Thurman

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Scrivo di cinema dal 1992. E dal 1994 dirigo giornali, giornalini, ora testate on line...