Dark Hall

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Un’adolescente problematica viene spedita in un riservatissimo collegio nel mezzo di una foresta, gestito dalla misteriosa Madame Duret.

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Kit (AnnaSophia Robb) è un’adolescente inquieta sul punto di essere nuovamente espulsa da scuola per un episodio di piromania. Orfana di padre e ossessionata da una serie di visioni al limite del paranormale, viene spedita allo speciale college di Blackwood, una magione antica circondata da una foresta e gestita dalla misteriosa Madame Duret (Uma Thurman). Le quattro ragazze che le faranno compagnia durante questo particolare anno scolastico hanno un passato travagliato quanto il suo, ma ben presto si ritrovano a scoprire di possedere delle doti nascoste delle quali non erano mai state consapevoli; quando oscure presenze inizieranno ad affollare i corridoi dell’istituto,le ragazze dovranno fare i conti con forze malvage e manipolazioni più insidiose di quanto potessero immaginare…

Dopo una lunga pausa dalla regia Rodrigo Cortes torna dietro la macchina da presa con un horror d’ispirazione letteraria. Tratto dal romanzo di Lois Duncan Down a Dark Hall, grande successo della letteratura young adult in America, il film individua atmosfere gotiche e colori freddi per ambientare il classico dramma dell’adolescente problematico in cerca di riscatto. Su un impianto narrativo già piuttosto debole e dallo schema abusato, s’innesta una storia di fantasmi che fatica a ingranare la marcia nonostante gli ottimi spunti di riflessione che sarebbe in grado di offrire; con porte scricchiolanti, sussurri e inspiegabili talenti nelle più svariate discipline sviluppati dalle ragazze, i tempi del film si dilungano senza riuscire a offrire null’altro che qualche stanco e prevedibile salto dalla sedia. Siamo infatti già entrati abbondantemente nella seconda metà del film quando il mistero inizia a svelarsi attraverso la consueta escalation di possessioni demoniache e apparizioni fantasmatiche, costruite però fin troppo artificiosamente per apparire credibili: scopriamo dunque che la folla di fantasmi è tutt’altro che anonima e che le sorprendenti doti delle giovani studentesse hanno una giustificazione e uno scopo più alti di quello che il resto dell’impostazione filmica ci aveva fatto presagire. Ma se la soluzione dell’enigma può stimolare anche la riflessione degli spettatori più adulti, il resto della messa in scena non offre alcun supporto al tema centrale, facendolo cadere spesso in ridondanze e superflui didascalismi. L’ottima fotografia di Jarin Blaschke (The Witch) e i primi piani in interni bui e claustrofobici rievocano le glorie passate di Cortes, regista nel 2010 del ben più riuscito Buried – sepolto; mentre le buone performance di una rediviva Uma Thurman e dell’ex enfant prodige AnnaSophia Robb (grande promessa a metà del decennio scorso grazie a La fabbrica di cioccolato e Un ponte per Terabithia) non sono sufficienti per risollevare un’opera le cui potenzialità non sanno imporsi su una sostanziale debolezza strutturale.

Maria Letizia Cilea