Cyrano, mon amour

Cyrano, mon amour

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Nella Parigi di fine Ottocento, un giovane autore fallito di opere teatrali in versi trova ispirazione e coraggio nello scrivere una commedia destinata a diventare leggendaria

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Siamo negli ultimi anni del XIX secolo, a Parigi: il giovane Edmond Rostand passa da un fallimento all’altro, ostinandosi a scrivere opere teatrali in versi che vengono massacrate dalla critica e dal pubblico. Sostenuto dall’amore della giovane moglie ma anche dall’appoggio della grande attrice Sarah Bernhardt, Rostand sembra entrare in una paralisi creativa finché riesce a incontrare – grazie alla sua mentore – il celebre attore Constant Coquelin, tanto capace quanto in difficoltà economiche con la propria compagnia. e quindi alla ricerca di una commedia dal successo assicurato. Per il povero Edmond una grande possibilità ma anche una sfida ai limiti del possibile: scrivere una commedia popolare in poche settimane, senza avere nemmeno un’idea. E anche quando questa spunta – sulla suggestione nata da un nome, Cyrano de Bergerac, accostato a un personaggio nobile d’animo ma dall’aspetto goffo: a cominciare da un grosso naso… – trasformare un’intuizione in un testo in tre atti non è affare da poco. Poi, quando l’ispirazione sgorgherà, i tre atti canonici non basteranno per i continui colpi di scena, i numerosi personaggi e i sentimenti forti della commedia. Sarà il successo sperato, o la sgangherata situazione della compagnia e le tensioni (anche amorose) attorno a Edmond e ai vari attori avranno il sopravvento?

Commedia francese che mette al centro non solo l’opera più rappresentata a teatro Oltralpe, e di grande popolarità internazionale, ma anche il suo poco conosciuto autore, Cyrano, mon amour (in originale intitolata sobriamente Edmond) si ispira a quel ricco filone di film sul teatro che un tempo andavano per la maggiore, e che purtroppo negli ultimi anni ha andamenti alterni. Il modello più evidente del film diretto da Alexis Michalik (esordiente nel lungometraggio, dopo aver portato questa storia ovviamente a teatro) è l’hollywodiano Shakespeare in Love diretto da John Madden, che vent’anni fa sbancò agli Oscar (ben 7 premi tra cui miglior film): infatti, come nella pellicola sul Bardo, anche qui l’autore riceve continua ispirazione per l’opera che sta componendo da quello che gli accade di continuo, trasformando la propria vita in versi e in spunti narrativi. Avviene così fin dal primo incontro con Coquelin, cui deve consegnare almeno un’idea su un’opera che non esiste ancora nemmeno nella sua testa; e soprattutto nel gioco amoroso da terzo incomodo tra l’amico attore Léo e la bella costumista Jeanne, che inizia con parole prestate all’amico e diventa un fitto carteggio per interposta persona con cui nutrire l’ispirazione del personaggio di Cyrano.

Il meccanismo a tratti diventa poco scorrevole, e spesso difetta di credibilità, ma sortisce spesso effetti comici notevoli, quasi sconfinando nella pochade di cui era invincibile esponente quel Georges Feydeau che qui viene rappresentato come odioso e presuntuoso autore di successo e modello di un teatro anche troppo facile (ma che poi alla fine avrà l’umiltà di riconoscere il successo del giovane nuovo autore). Tra i pregi, l’ambientazione e le scenografie di una Parigi notturna (ed è un colpo al cuore intravedere all’inizio la Cattedrale di Notre Dame, da poco colpita dal tragico incendio), in cui fanno capolino anche la nascita del Cinema e i fratelli Lumière, e i tanti interpreti in stato di grazia: tra tutti, il giovane protagonista Thomas Solivérès e l’esperto Olivier Gourmet – che in genere vediamo nei drammi dei fratelli Dardenne – che brilla nei panni del grande attore vanesio ma anche capace di riconoscere il talento di Rostand. E se qualche caduta di tono era evitabile, la bellezza della storia di Cyrano, basata sulla dicotomia tra grandezza d’animo di un uomo che conosce l’amore e sa usare le parole per toccare le corde giuste e il suo aspetto poco affascinante, porta a destinazione un film che si vede con piacere (soprattutto se si ama il teatro), che gioca molto anche sul terrore del fallimento per chiunque operi nel rutilante mondo dello spettacolo. E che si conclude, dopo tante concessioni al romanzesco, con quanto accadde veramente, la sera della prima dell’opera avvenuta il 28 dicembre 1897 al Théâtre Porte Saint-Martin: uno storico trionfo, con decine di “chiamate” di autore e attori sul palco. L’inizio di una leggenda che dura da decenni, come si vede nei bei titoli di coda con inserti video di celebri Cyrano del teatro e del cinema.

Beppe Musicco