Creed II

Creed II

- in AL CINEMA, CONSIGLIATO, FILM
1348
Commenti disabilitati su Creed II

Adonis Creed, appena diventato campione dei pesi massimi, viene sfidato da Viktor Drago, il figlio dell’uomo che uccise suo padre sul ring…

Download PDF

Era destino che prima o poi la saga di Rocky, rinata dalle sue ceneri tre anni fa con il sorprendente Creed – Nato per combattere di Ryan Coogler (qui solo produttore, nel frattempo ha firmato l’eccellente Black Panther), tornasse ad affrontare la nemesi per eccellenza del pugile americano, Ivan Drago.

Rimasto nella memoria degli spettatori italiani anche al di là di fan appassionati di Rocky per quel tamarrissimo «Ti spiezzo in due», Dolph Lundgren rientra in scena qui come allenatore del figlio Viktor. Abbandonato dalla consorte (Brigitte Nielsen, che fa un cameo anche qui) e dall’apparato che lo aveva creato, randagio e ridotto in povertà, Drago ha cresciuto il figlio con l’unico scopo di riprendersi onore, fama e rispetto.

Rispetto ad Adonis (il figlio di Apollo Creed, il pugile ucciso sul ring proprio da Ivan Drago in Rocky IV), ora all’apice della fama e reduce dalla vittoria mondiale nella categoria dei pesi massimi, è il russo il vero outsider e il film sottolinea bene questa situazione paradossale. Adonis, per altro, forse a causa della sua storia personale, non riesce fino in fondo a credere in sé stesso, a superare l’inevitabile confronto con il padre defunto e mai conosciuto, ed è questa la ragione per cui non può fare a meno di accettare la sfida nonostante il parere contrario del suo mentore Rocky. Inutile dire che le cose non andranno come spera (non è uno spoiler, il confronto avviene a metà film e ci sarà tempo per risalire la china).

Il film si prende il suo tempo per raccontare, oltre agli allenamenti sportivi e le sfide sul ring, anche le vicende famigliari di Adonis (la compagna Bianca, cui chiede con tenera imbranataggine di sposarlo, resta incinta e la bambina che aspettano potrebbe ereditare la sordità della madre), la sua crisi sportiva e umana, che si intreccia a quella dello stesso Rocky.

Il rapporto padre-figlio, già al centro della pellicola precedente, qui si moltiplica nelle declinazioni, caricandosi di sfumature e significati diversi: non solo quello inevitabile per quanto mediato tra Adonis e il defunto Apollo, ma anche quello tra lui e Rocky, tra Rocky e il figlio lontano con cui non è in grado di comunicare, quello tra Ivan e Viktor (con un’inaspettata positiva svolta finale), e infine quello tra Adonis e la figlia appena nata, che si rivela la chiave per la sua rinascita.
La saga di Rocky è da sempre stata un inno agli eroi che vengono dal basso, maltrattati dalla vita, spesso gettati al tappeto ma sempre capaci di trovare dentro di sé la capacità di risorgere e lottare. In questo Creed II non mette nulla di particolarmente nuovo sul piatto, ma sottolinea ancora di più la necessità di riconoscere la fonte di questa resilienza (parola quanto mai abusata oggi ma assai pertinente in questo caso) e capacità di sacrificio per quello che davvero vale: l’amore, innanzitutto, come unica sorgente della fiducia in sé stessi.

Un messaggio positivo, veicolato con semplicità da questi omoni che sul ring se le danno come se non ci fosse un domani, ma che poi fuori dalle corde hanno un cuore tenero e sono pronti a mettere a nudo le proprie ferite, cui la pellicola guarda con inaspettata e ecumenica pietas.

Senza avere il virtuosismo stilistico del primo episodio firmato da Coogler, Creed II riesce comunque a coinvolgere con la sua retorica semplice ed efficace, soprattutto nelle sequenze degli incontri (inevitabile l’applauso quando, su un momento particolarmente drammatico, parte il tema musicale della saga) e conferma lo status di star del suo protagonista Michael B. Jordan, accanto a cui Sylvester Stallone, con ammirabile discrezione ed efficacia, si ritaglia ancora una volta la parte di un mentore saggio, affettuoso e ironico, sempre capace di insegnare e imparare dalla vita.

Laura Cotta Ramosino