Crazy & Rich

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Una donna asiatica, indipendente e integrata negli Stati Uniti, va a Singapore a conoscere la ricca famiglia del fidanzato

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Cresciuta in America da una madre cinese single, laureata in economica, docente universitaria presso la NYU, dove insegna la teoria del gioco, Rachel Chu è newyorkese al 100%, ma incarna anche alla perfezione il sogno americano dell’emigrato professionalmente ed economicamente appagato in “terra straniera”. Fidanzata con Nick da circa un anno, Rachel accetta di accompagnarlo a Singapore per partecipare con lui al matrimonio del suo migliore amico, conoscere la sua famiglia e rivedere la cara Peik Lin, vecchia compagna di università, tornata in patria dopo aver studiato negli Stati Uniti. Conoscere i genitori di Nick è un passo importante e c’è in Rachel, come in molte ragazze nella sua situazione, il leggero timore di non piacere, ma l’iniziale preoccupazione lascia presto spazio alla fiducia, dato che pochi potrebbero nutrire delle riserve nei confronti di una “docente universitaria intollerante al latte, come molti asiatici”. Ciò che Rachel non sa è che la famiglia di Nick è ricchissima e il suo fidanzato è l’ambito erede al trono di un maestoso impero. Lo scontro tra la “sempliciotta” della porta accanto, etichettata da tutti come un’arrampicatrice sociale, e la ricca famiglia (pronta a qualsiasi cosa pur di preservare i gioielli di famiglia) diviene così inevitabile.

Tratto da un romanzo di Kevin Kwan, diretto dal regista americano ma di origini cinesi Jon M Chu (Step up 2, Now You See Me 2) e adattato per il grande schermo da Peter Chiarelli e Adele Lim, Crazy & Rich (titolo originale Crazy, Rich and Asians, molto più logico ai fini della vicenda stessa) ha riscosso un enorme successo per diverse ragioni. In primo luogo, si tratta del primo film di produzione hollywoodiana, dopo 25 anni, interamente girato con un ricco cast di star asiatiche. In secondo luogo, è una divertente commedia romantica che sfrutta con acume i cliché tipici del genere, adattandoli al contesto moderno e interrogandosi, attraverso il semplicistico e prevedibile romanzo d’amore tra i due protagonisti, sul conflitto generazionale, sociale e culturale tra due donne  -Rachel e la madre di Nick-con le stesse origini eppure lontanissime, proprio perché nate e cresciute in due luoghi diversi. Più che i soldi e la ricchezza, di cui si fa sfoggio in ogni scena e a ogni occasione – anche attraverso la netta contrapposizione tra la storica famiglia di Nick, elegante ma sempre preoccupata a salvare le apparenze, e quella moderna di Peik Lin, benestante ma rozza – il vero centro della vicenda è in realtà la famiglia. Famiglia intesa come nucleo da preservare e proteggere a discapito delle gratificazioni personali e in nome della sopravvivenza delle tradizioni, che comportano spesso rinunce e sacrifici.

La storia è così quella di una moderna Cenerentola, per nulla bisognosa di dover essere salvata da un principe azzurro perché già personalmente realizzata, che si muove con spontaneità nel maestoso universo degli Young, dove la ricchezza esibita ed esacerbata di certi personaggi viene controbilanciata dalla semplicità di altri, in particolar modo di Nick e di sua cugina Astrid che, seppur ricchissimi, si fanno depositari delle tradizioni di famiglia. Se da un lato si sfreccia a bordo di costose auto lussuose, su stradoni incorniciati da ricche ed eleganti costruzioni, dall’altro ci si concede una tranquilla serata tra le bancarelle dello street food locale; se l’addio al celibato viene organizzato a bordo di un gigantesco yacht che prende il largo per raggiungere le acque internazionali e quello al nubilato su una paradisiaca isola dove trascorrere il tempo tra shopping e trattamenti di bellezza, dall’altro si mostrano i componenti della famiglia Young raccolti intorno al tavolo per fare tutti insieme i ravioli, tradizione che viene puntualmente tramandata dalle generazioni più vecchie a quelle più giovani. Se da un lato si aspira all’amore vero, dall’altro si indossano Jimmy Choo e abiti griffati, ricercando il sogno di una ossessiva affermazione di sé attraverso il denaro. Il tutto contribuisce a dar vita a una commedia ben bilanciata dove gli elementi caratteristici del genere si trovano al posto giusto. Non mancano le evidenti ostilità, quelle delle ex fidanzate o pretendenti al trono, che non vedono di buon occhio la qualunquista arrivata a corte, e quelle di Eleanor, glaciale e ruvida madre di Nick, che non ci mette poi molto a manifestare – attraverso gesti e parole – il suo totale dissenso. Ma non mancano neanche gli alleati, lì per aiutare la nostra protagonista a trovare il coraggio di andare avanti. Ne sono un chiaro esempio la già citata Peik Lin e la solidale Astrid, cugina di Nick, protagonista di una linea narrativa secondaria molto debole perché al centro di un matrimonio fallimentare, minato proprio dalla ricchezza di famiglia. I momenti di tensione e conflitto sono smorzati da quelli più ironici e stravaganti, dei quali si fa carico soprattutto Peik Lin con la sua grottesca famiglia o il cugino gay di Nick Young, ma la vicenda si fa credibile, piacevole e divertente e tutto ha un senso se letto in funzione della storia.

Per Rachel, considerata in parte una estranea tanto nella patria d’adozione quanto in quella d’origine ha origini asiatiche, certo, ma è cresciuta in America) la sconfitta è inizialmente totale, ma quell’atteggiamento discriminante si trasforma in arma vincente quando realizza di non aver assolutamente nulla da rimproverare né a lei né a sua madre che, seppur da sola, è riuscita a trasmetterle valori concreti, come l’amore per ciò che si è e si ha, e il rispetto per le proprie radici. Preso il coraggio a due mani, Rachel affronta la matrona Eleanor, sfidandola in casa a mahjong, gioco da tavolo cinese, per dimostrarle che nella vita, proprio come insegna ai suoi studenti, “si gioca per vincere e non per cercare di non perdere”. L’esito finale si fa così scontato, ma la posta messa in campo è molto più alta di quanto si voglia ammettere. A chiarirla, del resto, è la frase di Napoleone che apre il film e dove si legge «Quando la Cina si sveglierà farà tremare il mondo», avvalorata anche dalla scena d’apertura, ambientata a Londra nel 1995, dove la famiglia Young viene prima trattata con pregiudizio dal concierge di un albergo e poi con riverenza quando questi scopre che quelli che ha di fronte a lui sono i nuovi proprietari della struttura nella quale lavora. Insomma l’Asia è da tempo pronta e Hollywood non può più concedersi il lusso di restare solo a guardare. Meglio aprirsi al cambiamento perché, in mezzo al conflitto tra generazioni, c’è spazio per accogliere e far propri i colori, le musiche, il cibo, la bellezza, la cultura e le tradizioni di luoghi lontani ma affascinanti.

Marianna Ninni

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