Ma cosa ci dice il cervello

Ma cosa ci dice il cervello

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Una grigia madre divorziata nasconde una doppia vita, che le servirà per vendicare i soprusi subiti da vecchi compagni di scuola

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Dura la vita per Giovanna, madre divorziata che deve subire le lamentele della figlia Martina per i suoi ritardi e le sue assenze e il confronto con i lavori più “eroici” degli altri genitori della classe. Senza contare la mamma scatenata e ipercritica. La sua esistenza è sempre sul filo del rasoio, con tempi e impegni che non le danno tregua. Strano, perché il suo lavoro a un imprecisato Ministero (addetta a paghe e contributi) è scialbo e noioso, certo non troppo impegnativo, anche per alcuni vecchi amici ex compagni di liceo che si rifanno vivi dopo tanti anni e che rimangono sorpresi: ma come, la più intelligente e in gamba della classe, sprecata così?  E sono proprio i tanti soprusi che gli amici devono subire a deciderle di mettere in piedi un piano di vendette, ben congegnato e con ottime possibilità di successo considerate le sue abilità nel suo lavoro “vero”. Che è davvero per un ministero, ma ha a che fare con i servizi segreti e con pericolosissime missioni…

Paola Cortellesi è oggi l’attrice di maggior successo nel cinema  italiano, e tra le sue doti ha non solo simpatia, umorismo e bravura ma anche versatilità e trasformismo che in Ma cosa ci dice il cervello mette a frutto al meglio. Perché nei panni di un agente segreto (a tutti, a parte l’ex marito pilota aeronautico) Giovanna/Paola si scatena in corse, inseguimenti, inganni, travestimenti (il top: un sassofonista barbuto). Lei si deve essere divertita parecchio a cambiare continuamente identità, e sicuramente lo spettatore gradirà. Il film di Riccardo Milani (marito dell’attrice, che ormai collabora ai suoi film, e anche ad altri, anche come sceneggiatrice) però convince solo a tratti, perché l’accumulo di piano narrativi (la doppia vita segreta di Giovanna, il rapporto con la figlia che la snobba e la madre che non la stima, il ritrovare vecchi amici e un amore giovanile, i tanti soprusi da arroganti nella società cui lei vuol rimediare…) non giova al film, continuamente spezzato in “scenette”. Tante scene, anche potenzialmente efficaci, si spengono in brevi gag non memorabili: per esempio, la scena in cui Stefano Fresi – professore frustrato ed ex giovane aitante che ha un’improbabile storia d’amore con Giovanna – suona il pianoforte in una galleria, e poi per replicare a un insulto squaderna addosso al malcapitato un breve monologo divertente, ma che rimane un po’ fine a sé stesso. Così pure molte altre scene.

Detto questo, la commedia e i suoi personaggi sono gradevoli, se non si hanno troppe pretese. Se la storia ha qualche tratto di originalità (anche se ricorda un po’ alla larga C’è chi dice no, sempre con la Cortellesi ma anche Luca Argentero e Paolo Ruffini), sul terreno della spy story si poteva osare di più, e invece si scivola purtroppo nel farsesco (e sì che alcune scene di fughe e inseguimenti sono ben realizzate). Peraltro, per essere una commedia si ride raramente (la battuta migliore è sui numerosi insegnanti che finiscono all’ospedale per colpa di allievi maneschi, divisi per materie…), mentre il valore aggiunto sono gli attori, tutti più o meno in forma (i vari Vinicio Marchioni, Paola Minaccioni, Lucia Mascino, Claudia Pandolfi, Ricky Memphis, Giampaolo Morelli, Alessandro Roja) anche se confinati in una rigidità dei rispettivi personaggi quasi mai sorprendenti. E se di Paola Cortellesi si apprezza appunto la versatilità (ma meriterebbe storie con un po’ più di spessore: anche in commedia lo si può fare…), attori come Carla Signoris, Teco Celio o Remo Girone (meglio utilizzato del solito) impreziosiscono il film con una classe superiore alla media.

Antonio Autieri